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8 MARZO, STOP ALLA VIOLENZA!   

Posted by on Mar 10, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su 8 MARZO, STOP ALLA VIOLENZA!   

8 MARZO, STOP ALLA VIOLENZA!   

Tante donne in corteo per le strade italiane per celebrare l’8 marzo. Da Napoli a Torino, da Roma a Milano, una giornata di mobilitazione per denunciare diritti negati e discriminazioni subite, ma soprattutto per dire basta alla violenza! Violenza sulle donne, una strage senza fine, una drammatica emergenza sociale. Gelosia, incapacità di gestire la rottura di un rapporto, un morboso sentimento di possesso sono i motivi che scatenano l’impeto di una mano omicida, di una mente malata. In Italia, ogni tre giorni si registrano due casi di “omicidi di prossimità”, commessi cioè tra persone legate da vincoli affettivi. Un’escalation di violenza impressionante, violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati, conviventi ed ex partner in crisi di identità al cospetto di donne sempre più autonome ed emancipate. Sono dati allarmanti quelli relativi agli omicidi delle donne nel nostro Paese, nonostante la Legge 119 dell’ottobre 2013 contro “la violenza di genere”, votata dal Parlamento italiano in adesione alle “prescrizioni” della Convenzione di Istanbul del 2011 sulla “prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne”.  Per combattere la violenza, per farla uscire dalla normalità occorre riconoscerla, occorre combattere il silenzio. La prevenzione cioè quale strumento efficace per rompere il muro dell’indifferenza che sostiene il femminicidio. Ma in Italia manca una cultura della prevenzione e della risposta nei confronti della violenza sulle donne. Sembra prevalere una cultura della rimozione e della negazione. E adottare l’atteggiamento di chi non vede, non sente e non parla serve a tacitare  la propria coscienza e  a solidificare il muro di omertà! E il silenzio è il migliore alleato dei  predatori di sogni. Questo inquietante fenomeno sociale matura infatti  lentamente  nel silenzio più assordante, con la debolezza di chi subisce e con la complicità di chi non vede, non vuole vedere maltrattamenti che negano alla vittima ogni dignità, derubandola di diritti e  desideri.  Svaniscono miseramente  nella paura le illusioni,  i colori di una vita in rosa, muore nella violenza ogni sogno d’amore. Una vita spezzata! Una vita segnata da mani criminali in nome di un amore malato. Un vero omicidio dell’anima! Dalle violenze domestiche allo stalking, dall’insulto verbale alla pubblicazione in rete di immagini intime, la vita femminile è costellata di violazioni della propria sfera personale. Spesso un tentativo di cancellarne l’identità, di minarne profondamente l’indipendenza, la libertà di scelta e, in extremis, il diritto alla vita.  Non basta dunque una legge ad affermare il diritto ad essere amate e rispettate, occorre una “risposta sociale” alla rabbia distruttiva dei “perdenti”, occorre una “rivoluzione culturale” in termini di prevenzione, punizione del colpevole, protezione della vittima, per sconfiggere ogni visione patriarcale della donna e quindi la posizione di dominanza e di potere di chi confonde l’amore con il possesso! E’ fondamentale aiutare la società a “vedere” il fenomeno della violenza  per  creare uno spazio di libertà e rifuggire dalla paura della solitudine. L’amore si nutre di rispetto, dialogo, coraggio: non invochiamolo più per coprire abusi e violenze! E gettiamo nel cestino della cattiva cronaca giudiziaria gli sconti di pena per “tempesta emotiva”. La mimosa non diventi un...

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BANKITALIA, L’ORO DI ZIO PAPERONE

Posted by on Feb 18, 2019 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su BANKITALIA, L’ORO DI ZIO PAPERONE

BANKITALIA, L’ORO DI ZIO PAPERONE

In vendita l’oro di Bankitalia? Le riserve auree della Banca d’Italia tornano sotto i riflettori della politica e accendono suggestioni e polemiche. Di forte impatto mediatico la proposta di legge del leghista Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera per “chiarire che le riserve auree appartengono allo Stato, non a qualcun altro, perché non esiste una legge che lo affermi  esplicitamente.” Una proposta che nasconde aspetti controversi. La nostra banca centrale è il quarto detentore di riserve auree al mondo dopo la Fed, la Bundesbank e il Fondo monetario internazionale (FMI): un patrimonio di 2452 tonnellate di lingotti e monete d’oro, di cui solo 1100 tonnellate (poco più del 44%) è in Italia, nei caveau di Palazzo Koch di Via Nazionale, a Roma. Il resto è al sicuro altrove: il 43,29% negli Usa, il 6,09% in Svizzera, il 5,76% nel Regno Unito. Valore stimato a fine gennaio pari a 91,8 miliardi di euro. Un asset importante per la tenuta del sistema finanziario del Paese contro crisi valutarie e rischio sovrano. La sua gestione è vincolata agli indirizzi adottati dal Sistema europeo delle banche centrali (SEBC) e dalla Bce a salvaguardia della politica monetaria unica per la quale la Banca di Francoforte, in base al Trattato sul funzionamento dell’Ue, ha il compito di “detenere e gestire  le riserve ufficiali” dei Paesi aderenti all’Eurozona che quindi non ne hanno la libera disponibilità.       Una lettura del Trattato poco gradita a chi guarda alle riserve auree di Bankitalia come a una possibile soluzione di emergenza ai problemi dei conti pubblici. Usare cioè le riserve per evitare una manovra correttiva e scongiurare l’aumento dell’Iva nella Legge di bilancio del prossimo anno. Vendere parte dell’oro per incassare 15-20 miliardi di euro e allontanare i fantasmi di un pesante deficit di bilancio con i relativi problemi di mercato. La proposta di legge di Borghi, al vaglio del Governo, è generata dal rallentamento dell’economia che influirà sugli impegni della maggioranza di rispettare le stime crescita/deficit e le promesse sulla tenuta dei conti pubblici. Nessuno assalto alla diligenza, assicurano a Palazzo Chigi, nessuno attacco a Bankitalia la cui governance è stata in questi giorni più volte delegittimata per la mancata vigilanza sui crac bancari degli ultimi anni. Ma cosa nasconde il richiesto azzeramento dei vertici della banca, la sua discontinuità di azione? Nasconde forse l’inquietante insofferenza della sua indipendenza, il disegno di un ritorno sotto l’ombrello del Tesoro per renderla funzionale al “piano B” dei sovranisti di casa nostra: uscire dall’euro, nazionalizzare il debito svalutandolo nella nuova moneta. Fantapolitica o, con gli scongiuri del caso, il folle disegno di riportare indietro nel tempo le lancette della storia economica italiana? Azzerare cioè gli effetti della moneta unica e quelli del divorzio fra Tesoro e Bankitalia, sottoscritto nel luglio 1981 da Andreatta e Ciampi, per avere mani libere nella politica monetaria. La Banca d’Italia, per contenere l’inflazione, fu liberata dall’obbligo di comprare i buoni del tesoro rimasti invenduti sul mercato per finanziare, con emissione di nuova moneta, il disavanzo. Si vuole ora replicare, fuori da ogni vincolo europeo, per garantire un “quantitative easing” alle finanze pubbliche, surrogando quello europeo di Draghi, in scadenza. E’ il passato che ritorna … nel nome del cambiamento! Sarebbe un’operazione  scellerata, espressione di  una politica economica sull’orlo del precipizio che rischia di consegnare il futuro dell’Italia alle speculazioni del mercati e ai ricatti dei poteri forti.      ...

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ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

Posted by on Feb 18, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

ALTRO  CHE  BOOM,  E’  RECESSIONE !  

Come sarà il 2019? Sarà un “anno bellissimo” o un “annus horribilis”? L’anno del boom economico o l’anno della recessione? Per il premier Conte, folgorato dalla profezia del suo vice Di Maio, “l’Italia ha un programma di ripresa incredibile, c’è tanta determinazione da parte del governo, abbiamo pensato a una manovra espansiva e siamo pronti per questo scatto.” Altro che boom, l’Italia si è fermata! Proprio mentre il premier lanciava urbe et orbi il suo pensiero positivo sul futuro dell’Italia, quasi una professione di fede, l’Istat certificava la recessione tecnica della nostra economia, dopo cinque anni, a causa della flessione del Pil (-0,2%) per il secondo trimestre consecutivo. Una doccia fredda che raffredda ogni ottimistica previsione del Governo per il 2019: la crescita dell’1%, con la produzione industriale al ribasso, appare un obiettivo difficile da raggiungere. Esauriti gli strali contro gufi e rosiconi e accertate dal vicepremier Di Maio le colpe dei governi precedenti “per non averci portato fuori dalla crisi”, per l’altro vicepremier Salvini “alla fine di quest’anno avremo il segno più.”  Così parlarono i “tre moschettieri”. Ma sarà così? E’ vero che la frenata del Pil è legata al peggioramento del quadro globale (conflitti USA Cina) e quindi al rallentamento del ciclo economico europeo. E’ vero che la nostra economia, nella sua  debolezza strutturale, presenta dinamiche di crescita distanti da quelle dell’Eurozona, ma non si può certo ignorare il clima di incertezza che ha accompagnato il travagliato varo della Legge di bilancio con il lungo e inutile braccio di ferro con Bruxelles. Uno scontro che ha determinato una forte volatilità sui mercati finanziari testimoniata dall’aumento dello spread con conseguenze sul debito pubblico e sul credito. Bruciati milioni di euro, in fumo consumi e investimenti.        E in recessione peggiora la finanza pubblica, peggiorano  i saldi di bilancio con ricaduta sul debito che rischia di esplodere. Tutto ciò nella prospettiva del Documento di Economia e Finanza (DEF) di aprile con la necessità di reperire 23 miliardi per sterilizzare le clausole di salvaguardia e scongiurare l’aumento dell’Iva, un fattore aleatorio sui conti pubblici dal 2012. Il deficit rischia di schizzare al 3% del Pil. In questo scenario si ipotizza una manovra correttiva della finanza pubblica (smentita una patrimoniale sugli immobili), probabilmente tra i 4 e 7 miliardi di euro di cui, per strategia elettoralistica, si parlerà dopo le elezioni europee di maggio. Confindustria e Bankitalia hanno chiesto “un cambio di rotta per non andare a sbattere”. “Bisogna reagire subito, attivare gli  investimenti pubblici e privati e riaprire i 400 cantieri, fra cui la TAV, già finanziati per 27 miliardi.” Carente il programma di investimenti del Governo ridimensionati per il Reddito di cittadinanza e Quota 100, nella illusione di generare magici moltiplicatori di reddito con  effetti espansivi. Non si cresce in deficit, aumenta il debito per la futura generazione. La conferma arriva dalla raffica di tagli alle stime del Pil di questi giorni. Dopo quello dell’Upb, Ufficio parlamentare di bilancio, che prevede per l’anno in corso un Pil dello 0,4%,  nelle ultime ore cattive notizie da Bruxelles. La Commissione europea vede nero sul futuro del Belpaese: “rischio di recessione prolungata” con una crescita per il 2019 pari allo 0,2%, la peggiore dell’Eurozona, quasi un punto in meno rispetto all’1% del Governo. Cestinare dunque profezie e proclami! Rimuovere senza indugio l’incertezza di una politica economica che, secondo il report del Fondo Monetario Internazionale (FMI),“lascia l’Italia vulnerabile a una nuova perdita di fiducia del mercato anche in assenza di ulteriori shock”. Un problema serio se si pensa all’ingente ammontare di titoli pubblici da collocare nell’anno sul mercato, pari a 340 miliardi per...

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GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

Posted by on Feb 5, 2019 in La nostra Società | Commenti disabilitati su GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

GIOVANI E LAVORO, UN FUTURO INCERTO     

Disoccupazione giovanile in rialzo. Lo ha certificato l’Istat con la rilevazione di fine anno. Il  tasso di disoccupazione si è attestato al 31,9% (+0,1 punti), il terzo più elevato in Europa, dopo la Grecia (43,6%), la Spagna (38,6%), e più del doppio della media europea (14,9%). Una fotografia del mercato del lavoro che, nella sua criticità, evidenzia le difficoltà del ricambio generazionale e il conseguente  disquilibrio macrosociale. Cause oggettive e soggettive, le prime riguardano la crescita economica, l’evoluzione delle attività economiche, le loro innovazioni sul piano tecnologico. Le seconde sono correlate a scelte aziendali che puntano sull’esperienza e sulla professionalità delle new entry. La lotta alla disoccupazione giovanile è presente nell’agenda politica del governo gialloverde che con le “pensioni quota 100” punta ad aprire il mercato del lavoro ai giovani. Ma sono tanti i dubbi sull’esito finale dell’operazione. Mandare anticipatamente in pensione le persone è davvero lo strumento più efficace per favorire nuovi sbocchi occupazionali? Non c’è infatti alcuna relazione tra il tasso di occupazione degli over 65 e il tasso di disoccupazione degli under 25. Pensionamento -assunzione è un’equazione resa ancor più improbabile in un Paese entrato in “recessione tecnica”’ a causa della flessione del Pil dello 0,2% nel 4° trimestre 2018, secondo i dati diffusi dall’Istat. Da verificare, inoltre, se il “posto fisso” lasciato dal pensionato sarà tale anche per il neo assunto o, verosimilmente, avrà una diversa configurazione contrattuale. In dicembre, ha comunicato l’’Istat, sono aumentati i dipendenti a tempo determinato (+257 mila) e sono diminuiti i dipendenti a tempo indeterminato (-88 mila). Futuro incerto per i giovani. Ad di là dei proclami, cosa fare? In alcuni Paesi del Nord Europa l’accesso al mondo del lavoro è preceduto da un percorso virtuoso di formazione attraverso l’alternanza scuola lavoro che consente agli studenti, durante il periodo scolastico, sotto la guida di un tutor (e non di un … “navigator”), di inserirsi nei meccanismi della futura attività lavorativa, in un ideale punto di incontro fra offerta e domanda di lavoro. Una formazione collegata alle reali esigenze delle imprese e più in generale dell’economia. Nessuna dispersione scolastica, ma per gli studenti una capitalizzazione dell’insegnamento ricevuto.   E’ una strada incoraggiata dalla Commissione europea per la quale “l’occupazione giovanile rappresenta una delle maggiori priorità”, come ha affermato di recente la commissaria Marianne Thyssen. I giovani europei di oggi costituiscono una generazione che vive in un contesto sociale, demografico, economico e tecnologico in rapida evoluzione. L’attuale generazione di giovani europei è la prima ad essere cresciuta in un’Europa pacifica, in gran parte priva di frontiere dove i giovani possono muoversi e studiare liberamente, lavorare e apprendere più semplicemente rispetto al passato. Il futuro dei giovani sarà il futuro dell’Europa. Si tratta di una immensa risorsa di energia e creatività da utilizzare adeguatamente per prevenire crisi sociali che potrebbero azzerare ogni equilibrato processo di sviluppo socio-economico. Una  sfida politica da...

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FATTURAZIONE ELETTRONICA, ADDIO CARTA!

Posted by on Dic 19, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su FATTURAZIONE ELETTRONICA, ADDIO CARTA!

FATTURAZIONE ELETTRONICA, ADDIO CARTA!

Conto alla rovescia per il popolo delle partite iva: il 1 gennaio 2019 entrerà in vigore la nuova procedura obbligatoria di fatturazione elettronica, nell’ambito di una normativa comunitaria che entro il 2021 si armonizzerà tra tutti gli Stati membri. Un cambiamento radicale, con rilevanti implicazioni tecniche, gestionali e organizzative per imprese e professionisti. Per il legislatore un passo in avanti sulla strada dell’efficienza amministrativa, intrapresa nel 2014 con la “e-fattura” con la PA.  Si volta pagina: per le cessioni di beni e le prestazioni di servizio effettuate tra soggetti residenti (anche consumatori finali) saranno emesse solo fatture elettroniche utilizzando il Sistema di interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. E’ questo lo snodo dell’operazione, svolgerà il ruolo di “postino” (e archivio), con il compito di verificare il formato (XML) del documento ricevuto  e la completezza dei dati inseriti, prima di “recapitarlo” al soggetto cui è indirizzato.    Ma, cos’è la fatturazione elettronica? E’ un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare per sempre il supporto cartaceo e tutti i  relativi costi di stampa, spedizione e conservazione. Comporta la riduzione (o eliminazione, in certi casi)  di alcuni adempimenti fiscali, consentendo all’Agenzia delle Entrate tempi e modalità più rapidi per eventuali controlli. Addio alla carta! Addio alla fattura tradizionale compilata per anni con penna, macchine da scrivere o fogli di calcolo con l’uso di software. Addio al … piccione viaggiatore: servizi postali e telematici. Addio alla conservazione del documento in formato cartaceo. Il tutto viene ora demandato allo SdI, salva conservazione sostitutiva a cura del singolo operatore Iva. Insomma, sarà un diverso modo di lavorare.   Una operazione complessa sulla quale, a pochi giorni dall’avvio, regna però tanta confusione per le incognite e le incertezze operative che l’accompagnano. La vigilia del D-Day è infatti caratterizzata da proteste politiche e prese di posizione delle associazioni di categoria per la “fastidiosa complicazione”. Dal Consiglio nazionale dei commercialisti è stato lanciato un nuovo allarme: “Rischio caos, il  sistema non è pronto!”  “Molti passaggi della “e-fattura” sembrano decisi a tavolino seguendo le formule astratte della burocrazia, e non assecondando l’operatività quotidiana delle imprese.” Le problematiche, in particolare, sono riconducibili a significativi aspetti della procedura: la privacy, l’assenza di copertura internet in vaste aree del Paese, il disagio crescente delle piccole e micro imprese. Si chiede una modulazione graduale dell’adempimento, ma la risposta del Governo è quella dell’impossibilità di una proroga per evidenti esigenze di cassa, visto che dalla fatturazione elettronica si attende, quale risultato della lotta all’evasione, un maggior gettito tributario di circa due miliardi di euro. Sulla epocale rivoluzione fiscale grava comunque lo stop del Garante della privacy che lo scorso novembre, con un inusuale provvedimento indirizzato all’Agenzia delle Entrate, ha rilevato forti criticità per la protezione dei dati personali. I rilievi riguardano la trasmissione e memorizzazione di una sproporzionata mole di informazioni non direttamente utili ai fini fiscali, con conseguenze per la tutela della riservatezza, sia personale che aziendale. Un perentorio invito a cambiare la procedura, adeguando tutto il sistema di trasmissione, conservazione e gestione della fatturazione elettronica al quadro normativo italiano ed europeo riguardo il trattamento dei dati. Ma al Mfe di Via XX Settembre, a Roma, tutto tace: non un buon segnale per assicurare all’operazione chiarezza e trasparenza, nel rispetto dei diritti del contribuente. Il solito zibaldone all’italiana!...

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