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L’ “ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

Posted by on Dic 19, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su L’ “ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

L’ “ORA X” PER  LA  DICHIARAZIONE  DEI  REDDITI 

Per trenta milioni di contribuenti è scattata l’“ora X”. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate è disponibile da qualche giorno la dichiarazione dei redditi precompilata che dal prossimo 2 maggio potrà essere modificata e inviata entro il 24 luglio, nel caso del modello 730 (pensionati o lavoratori dipendenti), o entro il 2 ottobre, nel caso del modello Redditi PF (redditi d’impresa, di lavoro autonomo, diversi, ecc.). Se il 730 precompilato viene accettato senza modifiche non ci saranno controlli sui documenti relativi alle spese inserite. Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito, il relativo rimborso o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e agosto/settembre 2017.  Quest’anno la dichiarazione precompilata contiene un maggior numero di elementi inseriti d’ufficio che vanno  ad aggiungersi a quelli già presenti nel 2016 (redditi di lavoro dipendente e pensione, ritenute, acconti, premi assicurativi, interessi su mutui, contributi previdenziali e assistenziali, spese sanitarie, universitarie e funebri). Nel terzo anno di sperimentazione, entrano nella precompilata le spese per l’acquisto di farmaci e per le prestazioni rese da ottici, psicologi, infermieri, ostetriche, le spese veterinarie e quelle per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. Sono circa 900 milioni le informazioni presenti nella precompilata 2017, di cui 690 milioni si riferiscono a spese sanitarie riguardanti 53 milioni di cittadini, per un ammontare di circa 29 miliardi di euro, il doppio dello scorso anno. Secondo quanto comunicato dall’Agenzia, i dati inseriti comprendono più di 61 milioni di Certificazioni uniche relative a lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati, quasi 94 milioni di premi assicurativi, circa 16 milioni di bonifici per ristrutturazioni. E ancora, quasi 8,4 milioni di dati per interessi passivi, 3,3 milioni per contributi per lavoratori domestici e altri 3,4 milioni per le spese universitarie.  Una mole notevole di informazioni  che, ove ce ne fosse bisogno, conferma la complessità del nostro ordinamento tributario. Un unicum europeo! Soltanto nell’ultimo anno si sono registrate altre quaranta new entry tra agevolazioni, proroghe e modifiche. Un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione che, alla vigilia del nuovo appuntamento fiscale, hanno richiesto un intervento  chiarificatore dell’Agenzia delle Entrate su deduzioni, detrazioni e credito d’imposta con la recente circolare del 4 aprile u.s. di ben 324 pagine! Migliaia di parole che si aggiungono a centinaia di pagine di istruzioni ufficiali ai modelli di dichiarazioni. Una situazione aberrante che crea confusione e scarsa trasparenza. Ancora inascoltato l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta, per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e  un proliferare della normativa  che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina: mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti.  Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di stagnante ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale (stimata per l’anno in corso    al  42,3%) sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico fermo al 132,5% del Pil. Resta sul tavolo del Governo l’ipotesi...

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ADDIO IMU, ADDIO TASI, SI CAMBIA

Posted by on Dic 7, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su ADDIO IMU, ADDIO TASI, SI CAMBIA

ADDIO IMU, ADDIO TASI, SI CAMBIA

Addio Imu, addio Tasi! E’ il generoso regalo di Babbo Natale ai proprietari di casa grazie alla … intercessione del leghista Alberto Gusmeroli, vice presidente della Commissione Finanze della Camera. Peccato però che i due balzelli comunali, pur scomparendo dalla finanza locale, lascino il posto a un nuovo (analogo) tributo: Tuc, tassa unica sulle costruzioni! Lo prevede, su richiesta dell’Anci, l’emendamento della Lega alla Legge di bilancio 2019 per unificare i  tributi locali sul mattone, eliminando le oltre 200 mila diverse aliquote applicate dai Comuni del Belpaese. Norme e regolamenti difformi che hanno generato dal 2014 un variegato panorama di aliquote che si sono accavallate in un complicato groviglio di regole, rendendo la vita difficile ai contribuenti. Si vuole così evitare a chi è proprietario di seconde case, di due o più garage , negozi e capannoni una doppia imposizione, con doppi calcoli e versamenti per una stessa unità immobiliare. Un nuovo restyling, l’ennesimo per la tassa sulla casa, dopo la conflittuale stagione dell’Ici. S’imbocca finalmente la strada della semplificazione (e del buon senso!) con bollettini precompilati da parte dei Comuni, come già avviene per la Tari,  per facilitarne il pagamento.   Ma se l’intento appare lodevole, la beffa per i contribuenti si nasconde in uno dei 13 articoli dell’emendamento. Si prevede infatti per la nuova Imu  un’aliquota massima dell’11,40 per mille rispetto a quella attualmente in vigore del 10,6 per mille,  come somma delle aliquote di Imu e Tasi. Un “aumento ingiustificato” denuncia Confedilizia che parla di “tassazione sugli immobili giunta alla cifra monstre di 50 miliardi di euro l’anno con danni all’intera economia.” Mercato immobiliare in forte affanno nonostante la stazionarietà dei prezzi delle compravendite. Il mattone ancora una volta “riserva di caccia” per l’imposizione comunale. E la pressione tributaria degli enti locali potrebbe ancora aumentare per effetto della Legge di bilancio, all’esame del Parlamento, che non proroga il blocco delle addizionali locali (Regioni e Comuni) introdotte nel 2015, e avviato dal Governo Renzi nel 2016. Scatterebbe così l’aumento dell’addizionale Irpef correlata al reddito imponibile dichiarato. I Comuni avranno carta bianca per ritoccare l’aliquota fino al livello massimo, e cioè dello 0,8% in più. Un’opportunità che verrà colta da cinque sindaci su sei: sono 6782 i Comuni che hanno finora applicato un’aliquota inferiore a quella massima, fra i quali -secondo i dati del Mfe- ben 4151 con addizionale Irpef ad oggi pari a zero. Il prelievo fiscale, per la Cgia di Mestre, costerà mediamente circa 130 euro alle famiglie che si troveranno a fare i conti con la nuova Imu e con l’addizionale Irpef. Nel 2019 più ossigeno nelle casse dei  Comuni, ma meno liquidità nelle tasche dei contribuenti. Taglio di imposte e tasse?  La telenovela...

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 FISCO, ARRIVA LA STANGATA

Posted by on Nov 26, 2018 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su  FISCO, ARRIVA LA STANGATA

 FISCO, ARRIVA LA STANGATA

Per imprese e famiglie stangata in arrivo, il fisco batte cassa. Nuovo appuntamento in novembre con scadenze e adempimenti generati da un ordinamento tributario complesso, espressione di una legislazione elefantiaca, a volte schizofrenica. Una giungla fiscale!  Entro la fine del mese, tra acconti di imposte (Irpef, Ires, Irap) e versamenti dell’Iva, delle ritenute Irpef e delle addizionali regionali e comunali, i contribuenti saranno chiamati a “bonificare” al fisco oltre 57 miliardi di euro. In Italia il gettito tributario (imposte, tasse e tributi) assicura alle casse dell’Erario circa 500 miliardi di euro l’anno, concentrati prevalentemente nelle scadenze di giugno-luglio e novembre-dicembre. Per le scadenze fiscali di novembre, la maglia nera per l’imposta più onerosa a carico di imprese e lavoratori autonomi è l’Iva (15 miliardi di euro), il cui aumento è stato “sterilizzato” ancora per un anno con la manovra di bilancio 2019. Al secondo posto l’acconto Ires che peserà sui bilanci delle società di capitali per 14 miliardi. L’acconto Irpef alle aziende costerà 7,4 miliardi, l’Irap 6,5 miliardi. Cifre da capogiro in un ciclo economico incerto con previsioni di crescita non incoraggianti e mercati aggressivi. Ma le imprese, con scarsa liquidità a disposizione e con il perdurare della crisi del credito, devono fare i conti anche con i ritardi dei pagamenti da parte della PA: un buco di circa 60 miliardi di euro, interessi compresi. Da tempo si richiede di poter compensare i crediti erariali con le imposte dovute al fisco. Un dialogo fra sordi, a dispetto del deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia dell’Ue da parte della Commissione europea a causa del sistematico mancato rispetto delle disposizioni comunitarie. Sempre più difficile il rapporto fra fisco e contribuente nonostante annunci e promesse di semplificazione e di riduzione della pressione fiscale (41,8%). Un rapporto poco trasparente destinato a complicarsi ulteriormente con l’arrivo a gennaio della fatturazione elettronica (addio alla carta) e del cosiddetto “esterometro” mensile, un vero rompicapo soprattutto per le piccole aziende che intrattengono scambi commerciali con l’estero. A luglio il debutto dello “scontrino digitale” per commercianti al minuto e assimilati con l’obbligo della trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei corrispettivi del giorno. E la chiamano semplificazione! Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice, e non soltanto con onerosi adempimenti a carico del contribuente. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Realpolitik o … libro dei...

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BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

Posted by on Nov 26, 2018 in La nostra Società | Commenti disabilitati su BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

BUONA  FORTUNA,  ITALIA!   

 A un passo dal cielo? No, finanza pubblica a un passo dal precipizio dopo la bocciatura europea della manovra di bilancio per “debito eccessivo”.  Volatilità dei mercati, spread al rialzo,  investitori esteri in fuga, aste dei Btp deserte, risparmi a rischio. Un quadro finanziario reso ancor più pesante dalle previsioni economiche dell’Ocse: sviluppo in frenata, deficit in crescita. E l’ultimo rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria dell’Italia conferma le criticità di una legge di bilancio che, scontando anche gli errori del passato, lascia poco spazio a una reale politica espansiva. Allarme rosso! L’incertezza sull’orientamento delle scelte economiche con interventi di spesa non sostenibili, dettati da impulsi demagogici, ha determinato forti variazioni di rendimento dei titoli pubblici. “Un rialzo pronunciato e persistente dei rendimenti -avverte Bankitalia – aumenta il rischio di un crescente indebitamento”, con un pericoloso effetto domino. Solo nell’ultimo semestre ha provocato un’espansione della spesa per interessi (superiore a quella per l’istruzione!) di quasi 1,5 miliardi di euro che nel 2019 costerebbe oltre 5 miliardi e circa 9 nel 2020, a tassi correnti. Si vanificherebbero così gli auspicati effetti della manovra illustrati dal premier Conte al Presidente della Commissione Ue Juncker nel corso della “cena dell’amicizia” di sabato, a Bruxelles, per evitare la procedura d’infrazione e l’arrivo a Roma della troika. Una resa dei conti lenta ma inevitabile. Non premia la sprezzante offensiva contro quella Unione europea che ci ha garantito sessant’anni di pace e benessere, solo perché ci ricorda l’enorme debito e i rischi di default della nostra economia. Una puerile sfida alle regole comunitarie sottoscritte e condivise dall’Italia e che l’incompetenza e l’arroganza di qualche ministro vuole ora cancellare con  burleschi attacchi alle istituzioni di Bruxelles! Nessun complotto in Europa: Paesi con debito più basso come la Francia si sono potuti permettere deficit più elevati rispetto al nostro, riducendo progressivamente l’indebitamento netto. L’Italia resta così sempre più isolata in Europa, disconosciuta anche da quei Paesi, Austria e Ungheria, ritenuti alleati nella ipotetica “Internazionale sovranista”. Voltare pagina, e presto! La drammatica vicenda finanziaria della Grecia di Tsipras è storia recente. Uscire dall’ inquietante stato confusionale, caratterizzato dalle speranze di crescita del premier Conte e dai timori di recessione del ministro dell’economia Tria, prima che si chiuda l’ombrello protettivo della Bce con il “quantitative easing”. Strada in salita per un governo convinto di capitalizzare a livello elettorale uno scontro con l’Ue ma che deve fare i conti con i mercati, i veri arbitri del futuro economico dell’Italia. Lo spread alto peggiora il rapporto debito/pil con rovinose ricadute sull’economia reale, complementare di quella finanziaria: rende più oneroso il credito al settore privato, peggiora le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni che detengono oltre il 45% del debito pubblico. E con i rialzi dello spread famiglie più povere con ricchezze erose per circa 145 miliardi di euro. Per Bankitalia sono ottimistiche le previsioni di crescita: l’accelerazione del Pil “presuppone moltiplicatori di bilancio piuttosto elevati” (investimenti) che non sono certo il “reddito di cittadinanza” e “quota 100 per le pensioni”, le due proposte bandiera del governo gialloverde. L’effettivo impatto sul Pil e quindi sul debito “dipenderà dalle misure specifiche e dalla fiducia degli investitori”. Un appello alla buona politica per scongiurare una crisi di liquidità sul debito. Non servono “capitani coraggiosi” e “avvocati del popolo”: serve un’assunzione di responsabilità per le future generazioni. E’ in gioco la credibilità del “governo del cambiamento”, ma soprattutto l’affidabilità del Paese. Scendere in fretta dal Titanic. Buona fortuna, Italia!...

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L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

Posted by on Nov 11, 2018 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

L’ EUROPA  CHE  NON  C’ E’                                                                                                    

Forte appello lanciato da Massimo Cacciari al recente Forum organizzato a Milano dal Pd: “Ripensare radicalmente l’Unione, non possiamo difendere l’indifendibile”. Un appello a pochi mesi dalle elezioni europee di maggio, “quelle politicamente più importanti mai fatte”, per recuperare consenso attorno all’Unione e dare vita a una nuova governance europea capace di assorbire il diffuso antieuropeismo e allontanare i fantasmi di una sua disgregazione. E’ profonda la sfiducia dei cittadini europei nelle istituzioni e nella tecnocrazia di Bruxelles. Una delusione per l’Unione giudicata lontana dai reali bisogni della gente. Questa Europa provoca sentimenti di ostilità, viene vissuta come l’Europa dei poteri finanziari, un’Europa che genera inquietudini, crea insicurezze, crisi di identità nazionali. Nel rifiuto di questa Europa sono confluite irrazionalmente rigurgiti di anacronistici nazionalismi, paure xenofobe, voglia di protezionismo economico. Il malessere è nello smarrimento del ceto medio, della vecchia classe operaia e dei giovani arrivati sul mercato del lavoro dopo il crack del 2008, terrorizzati dalla crescente precarietà occupazionale.   In questo spazio di disagio sociale, alimentato da una crisi di rappresentanza,  si inseguono le sirene del populismo e l’illusione del sovranismo da parte di movimenti e partiti che di fatto azzerano  quella solidarietà che in Europa aveva accomunato tutte le forze politiche alla fine della seconda guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno europeo. Un fenomeno che pone seri interrogativi sul futuro delle democrazie europee e che fa vacillare il patrimonio di valori comuni costruiti in oltre settant’anni di pace. Il nazionalismo, padre di tutte le guerre, torna ad alzare la testa in maniera preoccupante, proponendo un presente che ha perso la memoria del passato! In un’Europa segnata dalla recessione economica e dall’austerità, populismo e nazionalismo rischiano di prendere il sopravvento veicolando l’opinione pubblica verso pericolose forme politiche di anti-sistema. Un salto nel buio in un’Europa intergovernativa priva di un governo e di una politica comune. Si sta miseramente sgretolando il tasso di unità che ha tenuto in vita le tante diversità dell’Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto federativo (Costituzione) in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Per superare le insidie della globalizzazione,  trovare cioè la via del futuro, non basta l’unità delle monete, dei mercati, delle banche centrali. L’Europa deve riaffermare la propria millenaria identità culturale e   sviluppare in modo organico politiche economiche espansive per ridurre le differenze sociali. E’ tempo di “svecchiare”  le istituzioni  di Bruxelles recuperando democrazia e credibilità al rapporto con i cittadini : cancellare il diritto di veto, abolire le rendite di posizione, promuovere l’unione fiscale. Il mondo ci propone sfide che si vincono solo con un’ Europa unita, ben consapevoli che il corso della storia è più forte della ignavia degli uomini e della demagogia elettoralistica. La via da seguire è “condividere il futuro nell’Unione europea”, secondo il monito del Presidente Mattarella, a cento anni dalla fine della Grande guerra....

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