IL FISCO … BATTE CASSA
E’ partita la “stagione dichiarativa 2018”. L’Agenzia delle entrate ha messo a disposizione online la dichiarazione dei redditi precompilata relativa all’anno d’imposta 2017. Nel primo step per i contribuenti sarà possibile consultare via web la propria dichiarazione elaborata dall’Amministrazione finanziaria e controllare le informazioni che l’Agenzia delle entrate ha utilizzato per mettere a punto un modello (730/ 2018 e Redditi PF 2018) in gran parte già pronto per la presentazione. Dal prossimo 2 maggio sarà poi possibile accettare, modificare e inviare il modello 730 (riservato a lavoratori dipendenti, pensionati e titolari di reddito assimilati a quelli di lavoro dipendente) oppure rettificare il modello Redditi PF (redditi d’impresa, lavoro autonomo, redditi diversi) che, invece, potrà essere trasmesso dal 10 maggio. I termini di presentazioni scadono rispettivamente il 23 luglio e il 31 ottobre 2018. Di anno in anno diventa sempre più cospicuo ed esauriente il flusso dei dati a disposizione del Fisco ai fini della precompilata che, dopo un rodaggio iniziale di alcuni anni, sta entrando sempre più da protagonista nel difficile rapporto con il contribuente. A testimoniare il successo di questa operazione sono i numeri forniti dall’Agenzia delle entrate: in tutto, più di 925 milioni sono le informazioni comunicate via web al “cervellone fiscale”per il 2017, con un incremento del 3,5% rispetto ai dati inviati nell’anno precedente. Si spazia dalle certificazioni uniche di lavoratori dipendenti e autonomi agli interessi passivi per mutui, dalle spese universitarie e relativi rimborsi alle spese sanitarie, a quelle per le ristrutturazioni e il recupero del patrimonio edilizio, dai premi assicurativi sulla vita mortis causa e infortuni ai contributi previdenziali e assistenziali, dalle spese veterinarie a quelle funebri. Fra le new entry nel modello precompilato ci sono le rette degli asilo nido e i dati sulle erogazioni liberali a Onlus e associazioni/fondazioni di promozione sociale. Ogni contribuente può accedere direttamente alla propria precompilata tramite il Sistema pubblico per l’identità digitale (Spid), i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate (Fisconline), oppure utilizzando il Pin rilasciato dall’INPS o la Carta nazionale dei servizi (Cns). Entro cinque giorni dall’invio telematico, l’Agenzia rilascerà un’apposita ricevuta con la data di presentazione della dichiarazione e il riepilogo dei principali dati contabili. Qualora dalla dichiarazione emerga un credito o un debito d’imposta, il relativo rimborso o trattenuta sarà operato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico nella busta paga o nella rata di pensione a partire, rispettivamente, da luglio e agosto/settembre 2018. Tutto ok? Non proprio. Sul tappeto il problema di sempre: la complessità del nostro ordinamento tributario. Un labirinto di regole non sempre di facile interpretazione che, alla vigilia del nuovo appuntamento, impongono una seria riflessione per una riforma fiscale non più differibile. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e un proliferare della normativa che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! Il contrasto all’evasione fiscale, che in Italia ha raggiunto livelli patologici con ricadute sull’economia del Paese, va condotto con una normativa chiara, estremamente semplice. Più complicato è un sistema fiscale, più facile sarà nascondere reddito nelle sue pieghe oscure, anche in termini di elusione. Sarebbe ora di voltare pagina e mettere al centro, sul piano legislativo, l’obiettivo di una profonda semplificazione con un taglio netto di balzelli e inutili adempimenti. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di lenta ripresa economica, è un fisco che oltre a ridurre la pressione fiscale sostenga la crescita per aggredire l’ingombrante debito pubblico. Dal Governo che verrà, dopo le tante promesse elettorali, si attendono ora i...
Read MoreLA SFIDA DI SPECIAL OLYMPICS
“Che io possa vincere, ma se non riuscissi che io possa tentare con tutte le mie forze.” E’ il giuramento solenne che il prossimo 27 aprile pronunceranno a Varese i 700 atleti con disabilità intellettive che parteciperanno ai Giochi regionali estivi di Special Olympics 2018 cimentandosi in dodici differenti discipline sportive: basket, golf, nuoto, bowling, tennis, ginnastica, calcetto, bocce, badminton, atletica leggera, pallavolo ed equitazione. Un evento di grande significato: lo sport come mezzo per favorire la crescita personale, l’autonomia e l’inclusione sociale della persona con disabilità intellettiva. Un processo di integrazione dai profondi risvolti umani. E’ questa la mission di Special Olympics, “programma di allenamento sportivo e competizioni atletiche per le persone, ragazzi e adulti, con disabilità intellettive”, fondato nel 1968 da Eunice Kennedy negli USA e riconosciuto dal Comitato olimpico internazionale (CIO). Una risposta alla solitudine e alla emarginazione di chi è rimasto in credito con la vita per un sorriso non ricevuto da una società distratta da falsi valori. Nel mondo sono circa 180 i Paesi che aderiscono a Special Olympics che, grazie al prezioso contributo di oltre un milione di volontari, realizza annualmente più di centomila grandi eventi ai quali prendono parte cinque milioni di atleti. Una corsa ad ostacoli esaltata dalle imprese sportive di atleti speciali che restituiscono all’aridità quotidiana i valori fondamentali della vita. E saranno questi atleti che animeranno la cerimonia inaugurale dei Giochi al PALA2A di Varese dove arriverà la Torch Run, la staffetta di tedofori che dai Giardini Estensi porterà la torcia olimpica, simbolo di pace e solidarietà universale, fino al palazzetto di Masnago. Una cerimonia spettacolare presentata da Paola Saluzzi e Pier Bergonzi, una “festa carica di gioia con tanta musica e immagini”, curata dall’equipe di Valerio Festi, “per proporre qualcosa che rimarrà nella memoria della città”, come si augura Lella Ambrosetti, organizzatrice e membro del board nazionale di Special Olympics Italia. Per atleti, tecnici, familiari e volontari (una previsione di circa 2500 persone) sarà davvero un’emozione indimenticabile, legittimata dalla presenza di tanti campioni dello sport del passato: Rivera, Anastasi, Basso, Martinenghi, Ossola, Pozzecco, Bulgheroni, Meneghin, Luini, Croce. Una parata di stelle per far volare in alto la solidarietà, un vento che soffierà forte anche sulle altre città che ospiteranno gli atleti: Gallarate, Tradate, Casorate Sempione e Arsago Seprio. Nelle parole di Giulio Velati, direttore regionale Lombardia di Special Olympics Italia, animatore infaticabile della manifestazione, la lettura autentica dei Giochi: “Lo sport può ridare la dignità a persone che rischiano di restare ai margini e regalarci uno spaccato di profonda umanità che ci fa capire che ogni ostacolo può essere superato per vincere tutti insieme la partita della vita.” Un messaggio chiaro, rivolto a tutte le componenti sociali del territorio “affinchè questi Giochi possano essere un momento di sensibilizzazione per instaurare rapporti duraturi e proficui con una realtà quasi sempre avvolta nel silenzio e nella malinconia di pochi.” Conto alla rovescia dunque per un evento straordinario che si concluderà a Gallarate, in Piazza Libertà, domenica 29 aprile, con l’esibizione degli artisti del “Coro Divertimento Vocale”, un organico musicale di circa cento elementi, diretto da Carlo Morandi, fiore all’occhiello della “Città dei due Galli”. Effetti speciali per un’edizione dei giochi che sarà ricordata anche per la sua colonna sonora. L’inno degli Special Olympics di Varese porta la firma del compositore gallaratese Luca Chiaravalli, coautore della canzone vincitrice di Sanremo 2017, “Occidentalis Karma” di Francesco Gabbani. In collaborazione con Andrea Bonomo e Gianluigi Fazio, ha regalato agli organizzatori la canzone FUNtastic, “una canzone dance, facile da cantare, una canzone per i supereroi dei giochi”, nello spirito cioè del pensiero del Presidente...
Read MoreUN’ ITALIA CREDIBILE IN EUROPA
Quale Italia per l’Europa? Accantonata ogni mirabolante promessa elettorale, si torna alla realpolitik. Per il Governo che verrà c’è il problema di sempre: il ruolo dell’Italia nel processo di integrazione europea. Un’Italia che dopo il voto del 4 marzo risulta politicamente unificata attorno a suggestioni sovraniste per effetto di una precisa scelta elettorale che è espressione della diffusa insicurezza economica (al Sud) e territoriale (nelle regioni del Nord). Nell’elettorato è prevalso un giudizio negativo sulle politiche comunitarie di austerità e sulle mancate risposte alle pressioni migratorie, a conferma di una percezione largamente negativa dell’Ue. Dopo il voto tedesco e soprattutto quello austriaco, con esiti non proprio rassicuranti per il futuro dell’Unione registrati anche in Olanda, nella Repubblica Ceca e in Slovenia, il voto italiano è una chiara denuncia contro l’Europa intergovernativa che ha causato gerarchie di potere fra i governi nazionali, cancellando di fatto l’interdipendenza (Europa sovranazionale) sancita con il Trattato di Maastricht del 1992. Una latitanza istituzionale che sul piano economico ha favorito gli interessi dei Paesi forti, Germania e i “falchi” del Nord, paladini della stabilità e del rigore, e non della crescita. Sul piano legato al fenomeno migratorio, l’assenza dell’Ue sui controlli delle frontiere e dei flussi ha favorito i Paesi meno esposti ai processi migratori, quelli “predominanti” nelle segrete cose di Bruxelles, lasciando altri, Italia in primis, in un … mare di problemi! Il fallimento dunque del progetto originario di un’Europa unita nel segno della solidarietà con il conseguente rafforzamento di spinte sovraniste sulla scia di una generalizzata protesta popolare, un mix di populismo e di nazionalismo. Ma la partita certamente più importante è quella che si gioca sul terreno economico-monetario. E’ qui che, a causa della mancata previsione di meccanismi mutualistici di salvaguardia, le tensioni dei mercati finanziari si sono trasferite sui debiti sovrani e viceversa, con un effetto domino che ha generato instabilità soprattutto in quei Paesi, come l’Italia, in forte ritardo sulle riforme strutturali. I grandi sacrifici imposti al Belpaese dalla corsa alla moneta unica avevano riscattato la nostra immagine di “sorvegliati speciali”, finiti da tempo sul banco degli imputati per le svalutazioni competitive, l’inflazione fuori controllo, i tanti aiuti di Stato in odore clientelare. Ma raggiunto l’obiettivo dell’euro abbiamo perso di vista il debito pubblico, un macigno sui conti pubblici che continua fortemente a pesare in un precario quadro economico reso ancor più fragile dalla grande crisi del 2008. Un macigno che condizionerà la futura governance del Paese nella stagione di rilancio dell’Unione europea con l’asse franco-tedesco pronto a promuovere l’integrazione fiscale, finanziaria e politica dell’Eurozona. Un disegno di ampio respiro al quale non potrà mancare il contributo dell’Italia, in un momento particolarmente importante per il futuro dell’Europa, nella consapevolezza che l’alternativa all’integrazione non sarà il ritorno alla piena sovranità nazionale, ma la balcanizzazione del Vecchio continente con il dilagare di piccole patrie regionali incapaci di incidere sulle dinamiche continentali e ancor meno fronteggiare con successo la globalizzazione. Per chi si insedierà a Palazzi Chigi è il momento delle scelte strategiche. L’Italia, nonostante la ripresa in corso, stenta a decollare nell’Eurozona: il più basso tasso di crescita da venti anni, la minore produttività, il terzo debito del mondo. Per avere voce in Europa, per trovare ascolto a Bruxelles, per rinegoziare trattati e vincoli serve un Governo forte con una chiara linea d’azione per non finire dentro la camicia di forza (Grecia docet!) che gli sarà confezionata da chi ne teme il contagio di possibili destabilizzazioni. Un Governo animato di euroscetticismo e non di spirito di collaborazione con le autorità comunitarie rischierebbe di far saltare il banco e ipotecare per il Paese...
Read MoreIL RISIKO DEL FUTURO GOVERNO
Giorni caldi per la formazione della maggioranza parlamentare che dovrà esprimere il nuovo Governo. Prove di dialogo, prime aperture, primi rifiuti. Ma, in concreto, dopo gli spot elettorali diffusi fra illusioni e paure, cosa c’è … nell’incubatrice dei partiti? Quali sono le reali opzioni in agenda? Certo, non sarà facile passare da un’azione di marketing per la cattura del voto a un’azione di governo in linea con gli impegni presi con l’elettorato. Tante mirabolanti promesse, tutte nel segno di un rigetto del Patto di stabilità e dei vincoli di finanza pubblica imposti dai Trattati europei, sottoscritti in passato. Congelato ogni aumento di tasse. E proprio la politica fiscale è stato uno dei temi più dibattuti nel corso dell’ultima campagna elettorale. In particolare, la flat tax (“tassa piatta”: sistema fiscale non progressivo con una sola aliquota, indipendentemente dal livello di reddito del contribuente) ha dominato la scena. Grande interesse (e aspettative) hanno generato anche la cancellazione della Legge Fornero e il reddito di cittadinanza. Misure politiche che, se introdotte, causerebbero -secondo la “profezia” di Mario Monti- “la strage degli innocenti: gli italiani di domani farebbero bene a non nascere, per non essere stroncati dal debito pubblico che scaricheremmo su di loro”. Un giudizio fortemente critico sulle future vicende governative legittimato dal richiamo di questi giorni che viene da Bruxelles con l’annuale “rapporto-Paese” relativo all’Italia, “un Paese con alto debito pubblico e protratta bassa redditività, un Paese con squilibri eccessivi che rappresentano un rischio per il resto dell’Europa”. Un avvertimento per chi si insedierà a Palazzo Chigi nella previsione anche di una politica monetaria della Bce meno espansiva e di un probabile rallentamento economico dell’area europea per i venti protezionistici che soffiano minacciosi dagli Stati Uniti. Un quadro macro-economico sul quale riflettere con attenzione prima di imboccare cattive direzioni di marcia. Già nel prossimo Documento di economia e finanza (Def) del 10 aprile (da inviare a Bruxelles entro la fine dello stesso mese) dovrebbero essere chiare le linee guida della strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Ma la dichiarazione di un candidato premier sui vincoli europei lascia poco spazio alla fantasia: “Sarà un Def alternativo ai diktat dei tecnocrati di Bruxelles”. Una dichiarazione non difforme da altre registrate nelle ultime ore, una prova di forza che deve però fare i conti con la spada di Damocle che pende sul futuro bilancio: le “clausole di salvaguardia” introdotte negli anni scorsi a tutela dei saldi di finanza pubblica, pari a un totale di 31,5 miliardi nel biennio 2019-2020. Quindi, se nella prossima Legge di bilancio il nuovo Governo non troverà risorse compensative (per l’anno 2019 oltre 12 miliardi) scatterà l’aumento dell’Iva dal gennaio 2019: dal 10 al 12% l’aliquota ridotta, dal 22 al 24,2% quella ordinaria. Operazione che si completerà nel 2020 con il rispettivo passaggio al 13 e al 24,9%, con buona pace dei consumi! E’ stretta la strada per evitare la tagliola degli aumenti Iva: sostituire le clausole di salvaguardia con tagli alla spesa (impresa difficile: Cottarelli docet!), aumenti del prelievo fiscale (misura impopolare a poche settimane dal voto), oppure invocare nuovamente la “flessibilità europea”, finanziando cioè il mancato gettito in deficit e rinviando l’assestamento dei conti, con il nullaosta della Commissione europea, a tempi migliori. Ma non sarà scontato il via libera di Bruxelles in considerazione dei ritocchi approvati alla Legge Fornero che, in prospettiva, determinano una crescita della spesa previdenziale. Partita complessa e delicata che richiede “grande senso di responsabilità nell’interesse generale del Paese e dei suoi cittadini”, come ha auspicato il Presidente Mattarella in un appello ai leader politici. Superare le asprezze della campagna elettorale...
Read MoreIL VOTO E L’ EUROPA
Europeisti o sovranisti? Azzerata ogni discriminante ideologica del passato, la sfida elettorale del 4 marzo fisserà, in un mutato scenario politico, le linee guida dell’Italia del futuro. Al di là della (superficiale) frammentazione politica e delle diatribe dei partiti su promesse elettorali, razzismo e rimborsi, è netta la divisione degli schieramenti in campo: da una parte c’è chi pensa di governare un’Italia indipendente, “sovrana”, dall’altra parte quelli per un’Italia integrata, “interdipendente” a livello europeo. In discussione sessant’anni di vita comunitaria e cioè il processo di integrazione politica del Vecchio Continente iniziato dopo i lutti e le distruzioni della seconda guerra mondiale. Il “modello europeo” è da tempo avvolto in una fitta cortina di incertezze e contraddizioni, acuite dalla crisi finanziaria ed economica. Un modello che genera inquietudini, crea insicurezze, diffonde paure. Un’Europa lenta e inefficace, sempre più associata alla burocrazia di Bruxelles e ai poteri finanziari. E’ profonda la crisi di fiducia nelle istituzioni comunitarie espressione di una Unione giudicata invadente e lontana dai bisogni e dai problemi della gente, soprattutto quelli relativi ai grandi temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno (migrazioni, lavoro, sicurezza). E l’euroscetticismo provocato da questa Europa alimenta la fuga in avanti degli “indipendentisti”, il rigetto delle regole europee con temerari impegni di spesa privi di copertura finanziaria, come se il nostro Paese disponesse della sovranità monetaria o dell’autonomia di bilancio. Sotto accusa i rigidi vincoli europei sulla finanza pubblica imposti dal Fiscal compact, il Trattato che, oltre al rispetto del 3% del deficit, richiede ai Paesi che lo hanno firmato e che, come l’Italia, hanno un debito pubblico superiore al 60% del Pil, l’obbligo di ridurre l’eccedenza di 1/20 all’anno. Uscire da questa gabbia e ignorare ogni impegno internazionale per cancellare il Jobs Act, la legge Fornero e regalare il salario minimo, il reddito di cittadinanza, la flat tax! E se l’Europa risponderà picche la strada dei “sovranisti” è segnata: un referendum per uscire dall’ Eurozona. Per gli europeisti, che riconoscono l’interdipendenza politico-economica dell’Italia, l’ipotesi auto-esclusionista sarebbe un salto nel “buio oltre la siepe”! La ricetta dei “sovranisti” rappresenta infatti un “rischiatutto” dai risvolti pericolosi per la sostenibilità e la credibilità internazionale dell’Italia, un’apertura alle speculazioni dei mercati finanziari con ricadute sullo spread e sulla tenuta dei conti pubblici per l’aumento degli interessi sul debito. Una scelta politica riduttiva sul piano storico e fortemente penalizzante su quello economico della crescita del Paese. L’Europa deve costituire la condizione della nostra politica interna, ricordandoci che grazie a un’Europa integrata siamo stati “accolti” nella comunità internazionale, siamo diventati una democrazia stabile, abbiamo sviluppato una delle economie più avanzate del mondo. Abbiamo riconosciuto la necessità di consentire “limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, nel rispetto dell’art. 11 della nostra Carta. In Europa non può esserci una politica estera comune con l’Italia che rivendica la propria sovranità se non attraverso la frantumazione del sistema europeo all’interno del quale dovrà trovare riduzione il nostro enorme debito pubblico. La sovranità condivisa e l’interdipendenza delle politiche costituiscono criteri fondamentali di una governance responsabile e competente, presupposto di ogni progetto unitario di una equilibrata integrazione politica. Le prossime elezioni dovranno dunque stabilire quale, tra queste due posizioni, potrà guidare l’Italia. Due schieramenti politici, due strategie: fuori o dentro la comune casa europea. Per rispondere alla spirale autoritaria nei Paesi dell’Europa dell’Est e al crescente nazional-populismo nell’Europa dell’Ovest, l’Italia deve affermare un suo ruolo geo-politico di rilievo e contribuire con Germania e Francia alla riforma dell’Europa di Ventotene per costruire un’Europa migliore. Un voto responsabile, una scelta precisa per liberarsi...
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