EXPO MILANO 2015: LA GRANDE SCOMMESSA!
Si avvicina la data del 1° maggio 2015 quando i riflettori del mondo si accenderanno sulla Esposizione Universale di Milano. Un appuntamento con 143 Paesi, pari al 94% della popolazione mondiale, e tre Organizzazioni internazionali (ONU, UE, CERN). Tema centrale di EXPO 2015, che chiuderà i battenti il 31 ottobre, sarà “Nutrire il pianeta, energia per la vita” il cui significato si condensa in sei direttive: -assicurare cibo e acqua sufficienti per tutta l’umanità; -rafforzare la qualità e la sicurezza dell’alimentazione; -innovare con la ricerca e la tecnologia l’intera filiera agroalimentare; -prevenire le grandi malattie della nostra epoca; -educare a una corretta alimentazione e a sani stili di vita; -valorizzare le tradizioni alimentari e la biodiversità. L’Expo 2015 si è già garantito il record di padiglioni self built, ovvero di quelli che i Paesi si costruiscono in toto: erano stati 42 a Shangai, a Milano saranno 52. Una superficie complessiva di circa un milione di mq! Saranno utilizzati materiali che rispettano l’ambiente, strutture facilmente smontabili e riutilizzabili altrove, immagini che richiamano le singole identità nazionali. Al centro dell’area destinata ai padiglioni sorgerà “Palazzo Italia” su quattro piani. La forza in campo, a livello occupazionale, è notevole: 4000 unità lavorative nei cantieri, 1000 alle dipendenze di Expo, 8000 nelle varie aziende di supporto a Expo, 15000 per servizi vari. Quanto ai Paesi partecipanti, oltre a quelli che hanno il proprio spazio, altri sono presenti nei cluster, dove più nazioni si raggruppano intorno allo stesso prodotto o allo stesso ambiente naturale. Expo “sarà un giro intorno alle colture e alle culture del mondo”. I grandi eventi di Expo 2015 saranno ospitati in aree dedicate, destinate anche a fungere da punti di riferimento per i visitatori (previsti in 20 milioni!) all’interno del sito: -Expo Centre : formato da tre blocchi funzionali indipendenti, con l’ auditorium per 1500 persone, l’area perfomance e il palazzo uffici; -Open air theatre: potrà ospitare circa 11 mila persone su prato e gradinate in occasione di concerti all’aperto, spettacoli teatrali e cerimonie ufficiali; -Lake arena: con circa 90 metri di diametro è il più grande spazio open air per i visitatori. Tutto intorno una piazza di circa 28.000 mq., capace di accogliere 20.000 persone, e circa 100 alberi. Il fondo del bacino, alimentato dal Canale e profondo 70 cm., sarà coperto da ciottoli scuri, per creare un effetto-specchio. Al centro è previsto un sistema di fontane, capace di creare suggestivi giochi dì’acqua, suoni e luci. A Expo 2015 ci sarà anche il gruppo dei 12 CSP, “Civil society partecipant” (fra cui Caritas, Don Bosco Network, Cesvi, Save the children, WWF), che ha il compito di realizzare un programma culturale di 30 giorni di eventi nel semestre di esposizione. Le organizzazioni non governative del Terzo settore saranno ospitate nella Cascina Triulza, un manufatto già esistente nel sito e soggetto a vincolo paesaggistico, all’interno del quale saranno realizzati spazi espositivi, una sala conferenze per 200 persone, due sale workshop, un palco per eventi, uffici e uno spazio-servizi. Curiosità finale. E’ Foody la mascotte di Expo Milano 2015: sincero, saggio, rispettoso e amante della sana e buona cucina. Racchiude i temi fondanti della manifestazione proponendoli in una chiave positiva, originale, empatica. Rappresenta la comunità, la diversità e il cibo inteso nella sua accezione più estesa, fonte di vita ed energia. Undici elementi diversi riuniti in un volto unico, sintesi dell’ideale sinergia tra i Paesi del mondo per vincere le sfide del nostro pianeta...
Read MoreASSOCIAZIONISMO E VOLONTARIATO
La risposta all’individualismo per la promozione sociale “Volontari, facciamo la differenza!”: questo lo slogan che l’Unione europea scelse per proclamare il 2011 “Anno europeo del volontariato”. “Il volontariato è una delle dimensioni fondamentali della cittadinanza e della democrazia, nella quale assumono forma concreta valori europei quali la solidarietà e la non discriminazione e in tal senso contribuirà allo sviluppo armonioso delle società europee”. Con questa motivazione il Consiglio europeo di Bruxelles intese proporre alla comunità internazionale il riconoscimento dell’attività di volontariato e il suo valore umanitario nella consapevolezza che il “Terzo settore”, e il variegato mondo dell’associazionismo a esso collegato, rappresenta un pilastro importante nella promozione del benessere sociale. In Italia il welfare è sempre più gestito dal “volontariato” al’interno del quale si colloca con pieno diritto la nostra Associazione. Nel 2012 è stata stimata una base di circa sette milioni di persone di età superiore ai 14 anni coinvolta in varia misura e con vario impegno temporale nelle attività di volontariato. Forte l’incremento di volontari registrato nel decennio 2001-2010: circa 1,2 milioni di unità, pari al 17,9%, con punte che hanno sfiorato il 25% nel Nord del Paese. L’insieme delle realtà non-profit, il cosiddetto “Terzo settore”, realtà che non sono Stato (vale a dire ente pubblico nelle sue diverse articolazioni), né mercato (vale a dire attività economica finalizzata al profitto) è un mondo vasto e articolato, che va dall’associazionismo, al volontariato, alla cooperazione sociale, portatore di differenti gradi di coscienza sociale. I soggetti occupati nel Terzo settore, nella loro eterogeneità, rispecchiano la diversità sociale poiché sono coinvolte persone di tutte le età, donne e uomini, persone aventi background etnici e religiosi diversi. Espressione di partecipazione civile per lo sviluppo equilibrato della società e il rafforzamento della coesione sociale. E’ rilevante il valore, anche economico, del volontariato, soprattutto se rapportato a quelle aree di intervento, in primis l’assistenza socio-sanitaria, dove è carente la presenza dello Stato. E’ la risposta vincente a un inquietante individualismo per l’affermazione di un nuovo modello di welfare. Cento milioni di persone in Europa al servizio degli altri, impegnate con azioni di solidarietà sociale. Un numero importante destinato ad aumentare nel tempo. La crescita di nuove forme di partecipazione sociale si è accompagnata alla crisi dell’associazionismo tradizionale, in particolare di partito. Di questa crescita ne sono ben consapevoli i rappresentanti dell’associazionismo e del volontariato. E’ anzi diffusa tra di essi la convinzione che la riforma istituzionale non possa limitarsi agli organi di governo e parlamentari, ma che si debba riconoscere come l’associazionismo e il volontariato sia divenuto un canale fondamentale di partecipazione popolare, di “cittadinanza attiva”, per l’attuazione del principio costituzionale della “sussidiarietà orizzontale”. Obiettivo di fondo: suscitare una presa di coscienza collettiva , sensibilizzare l’opinione pubblica e mettere in rete la solidarietà per rimuovere egoismi (privati) e ritardi (pubblici). L’ auspicio è che le associazioni di servizio, le imprese e i governi possano lavorare insieme per realizzare un habitat che permetta al volontariato di rafforzarsi. Facilitare cioè il lavoro dei volontari e incoraggiare altri ad impegnarsi al loro fianco per costruire legami sociali forti e duraturi, per far crescere il volontariato, ridurne la frammentazione e migliorarne la qualità. E’ questa la strada tracciata per promuovere risposte creative ed efficaci ai bisogni dei più deboli e contribuire alla promozione umana della persona, nella speranza di costruire un mondo migliore e più sicuro. Di fronte al disinteresse del mercato ad occuparsi di sociale, di fronte alla riduzione di risorse pubbliche, dietro il paravento della “sussidiarietà”, associazionismo e volontariato rappresentano l’architrave imprescindibile di un nuovo sistema di relazioni...
Read MoreLA SOLITUDINE DI ANZIANI E BAMBINI
I mali e le contraddizioni della società contemporanea. Nella famiglia il recupero affettivo per una precisa identità sociale. Anziani e bambini: un binomio suggestivo, ricco di fascino, carico di significato sociale! Un binomio che, pur nella diversità dei soggetti, nasconde a volte un’amara comune condizione: la solitudine, a conferma che la solitudine non ha un’età. Nell’era della comunicazione globale ci si interroga spesso su questa inquietante forma di “disagio”, espressione delle tante contraddizioni in cui vive la società contemporanea, sensibile alle sagre dell’effimero e del futile ma incapace di alimentare un rapporto umano vero e profondo con i più deboli e bisognosi di ascolto. La solitudine è isolamento, mancanza di affetti, di sostegno concreto e psicologico, tanto più grave perché subita. E’ solitudine quella dell’anziano abbandonato che non ha risorse economiche per farcela da solo, che non ha più progetti da realizzare, che è da ostacolo all’edonismo della famiglia. Senza uno “status sociale” la persona tende inesorabilmente a isolarsi, a escludersi da un mondo che non gli appartiene, così diverso dal “piccolo mondo antico” dei suoi ricordi, abitato da uomini e donne con un cuore e con un progetto d’amore da condividere. La vecchiaia è fra le prime emergenze sociali in Italia. Secondo i dati forniti dall’ Osservatorio della Terza età (Ote), un anziano su due è disabile e ben dieci milioni di essi non ha un reddito sufficiente per vivere. E’ un anziano che sconta la nuova struttura della famiglia che, da patriarcale e numerosa che era nella società contadina, si è ridotta in generale a un mononucleo, disgregata e poco unita, e comunque poco attenta alla figura del “nonno”. Privo di amicizie che il tempo e le contingenze hanno cancellato e senza una vera copertura affettiva a livello familiare, l’anziano, con l’aumentare degli anni, con il declinare delle forze e con il sopraggiungere di malattie debilitanti, sente sempre più incombente la fragilità fisica, il peso della vita, la sottile voglia di …togliere il disturbo! Una desolante sconfitta per una società che non ha saputo soddisfare i suoi bisogni di protezione, di sicurezza e di appartenenza, calpestandone la memoria storica, la ricchezza interiore di valori, l’identità sociale. Ma solitudine è anche quella del bambino derubato della propria infanzia, senza possibilità di dialogare in famiglia con genitori…latitanti, “scaricato” per lunghe ore dinanzi alla televisione o a un videogiochi. Si fanno pagare all’anello debole della famiglia errori, egoismi, incomprensioni, contingenze economiche. Un modo anomalo per tracciare un percorso educativo e formativo, la strada per un equilibrio psichico. Tutto gira attorno a modelli comportamentali falsi, inconsistenti che minano il fragile stato d’animo del più indifeso in famiglia, ne acuiscono le sofferenze esistenziali, causando un vuoto affettivo che nessun dispendioso regalo potrà mai colmare. L’amore di un bambino non si acquista con un consumismo sfrenato, con le “prigioni dorate”, ma si conquista con la forza dei sentimenti e dei ragionamenti. Giorno dopo giorno, nella responsabile consapevolezza che la solitudine, se non prevenuta o curata in tempo, può diventare patologia e generare profonda insicurezza. E per il bambino che diventa adolescente, dopo il rifiuto di ogni relazione interpersonale, ci sarà una sola drammatica via d’uscita: cercare rifugio in pericolose forme di dipendenza. Quale futuro nella solitudine? Come curare questa insidiosa malattia sociale? Di fronte alle paure della vecchiaia per l’anziano e ai rischi di salti nel vuoto per il bambino l’antidoto è comune: la famiglia. Alla cellula base della società spetta il gravoso compito di saldare il rapporto affettivo fra i due fondamentali anelli della stessa catena, attraverso una “soggettività sociale” che le istituzioni devono proteggere e consolidare. La famiglia deve poter affermare il...
Read MoreVIOLENZA SUI BAMBINI, UN OMICIDIO DELL’ ANIMA!
La Convenzione di Lanzarote: risposta europea agli abusi sui minori. Il ruolo della prevenzione per la lettura dell’inquietante fenomeno sociale. Le rilevazioni del Censis. Il fenomeno del maltrattamento e degli abusi contro i minori rappresenta la punta di un iceberg nascosto che ha il suo fondamento su un rapporto cosciente o inconscio di strumentalizzazione del bambino da parte del mondo (malato) degli adulti, reso possibile dalla superiorità fisica o psichica dell’adulto, dal quale la vita del bambino dipende. Percosse, carenze affettive, mancanza di cure, assenza di sorveglianza, maltrattamento psicologico, pedofilia sono solo alcuni dei possibili esempi di una violenza sistematica e ripetitiva! Il bambino che subisce violenza si trova circondato da un sistema organizzato e rigido fatto di complicità e connivenze che non gli consente di comunicare il suo dramma intimo e che anzi lo fa sentire causa di quanto sta avvenendo. Per un bambino è sempre difficile parlare di un abuso subito, perché non ne capisce il senso, perché teme di averne la colpa, per non ferire l’adulto da cui l’ha subito. La mancata conoscenza dell’intero vissuto familiare che caratterizza la storia del minore porta a relegare nella occasionalità fatti che, al contrario, dovrebbero essere “letti” in tutta la loro reale importanza e che meriterebbero sempre il giusto approfondimento. Secondo il Censis il 90% dei maltrattamenti e degli abusi è commesso in ambito familiare e molti di questi reati vengono ignorati o restano impuniti: alle vittime non viene prestata alcuna cura, agli autori non viene presentato il conto della giustizia! Circa due bambini su mille subiscono mediamente ogni anno una violenza sessuale. Ma il fenomeno è in gran parte nascosto, oscuro, inconfessabile, irraggiungibile! E’ il “sommerso” di questo fenomeno che crea angoscia profonda. Un vero scempio dell’innocenza infantile che matura in un silenzio … assordante! Un oltraggio alla coscienza umana. Bambini che arrivano negli ospedali segnati da lividi, ematomi, bruciature rappresentano una squallida realtà: sono vittime innocenti di violenze che maturano lentamente e inesorabilmente nel silenzio più totale, nell’indifferenza più o meno colpevole di vicini, di parenti e persino dei genitori stessi. Che non vedono, non vogliono vedere… maltrattamenti che negano al bambino ogni dignità di individuo, derubandolo di diritti, bisogni e desideri, ma soprattutto della fiducia in chi, con amore, dovrebbe proteggerlo e tutelarlo nel suo percorso di vita. Un percorso che viene così macchiato da una violenza che radica nel bambino il germe stesso della violenza: permettere cioè che faccia proprio il linguaggio della paura, dell’indifferenza e del non amore al punto estremo da divenire un ….”bullo” di una baby-gang. Drammatica equazione: violenza sui minori = violenza tra minori! Chiara la lettura del fenomeno: non si impara ad amare se non si ha un’esperienza, qualitativamente e quantitativamente sufficiente, di amore ricevuto. La socializzazione del bambino è così a rischio: si struttura una immagine negativa e una scarsa fiducia nell’altro con difficoltà comportamentali e relazionali con ricadute significative nell’area cognitiva (difficoltà di apprendimento, mancanza di creatività, problemi scolastici). Sono i segni premonitori del disagio giovanile! E’ lunga e difficile la strada per arginare questa piaga sociale. La Convenzione di Lanzarote, entrata in vigore il 1° luglio dello scorso anno, impegna gli Stati membri del Consiglio d’Europa a modificare la loro legislazione penale in materia di sfruttamento e di abusi sessuali nei confronti dei minori. La Convenzione disciplina, oltre ai reati già contemplati nel nostro ordinamento (quali l’abuso sessuale, la prostituzione infantile, la pedopornografia, la partecipazione coatta di bambini a spettacoli pornografici, il turismo sessuale) anche l’adescamento dei minori attraverso internet. Ma non basta una legge per affermare il diritto dei minori ad essere amati, ad essere rispettati...
Read MoreRISPARMIATORI TUTELATI CON L’UNIONE BANCARIA EUROPEA
Ok definitivo del Parlamento di Strasburgo Il risparmio privato, entro il limite dei 100 mila euro, viene sempre tutelato. Depositi bancari garantiti, nessun rischio di azzeramento dei conti in banca a causa di rovinosi default. L’Europarlamento di Strasburgo, nella sua ultima seduta plenaria prima del voto del 25 maggio, ha dato il via libera all’Unione bancaria a livello europeo con l’approvazione del “meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie” e del “fondo di risoluzione”. E’ il secondo pilastro dell’Unione bancaria , dopo quello già in funzione relativo alla “supervisione della Bce” sui 130 maggiori gruppi bancari dell’Eurozona. Finisce così, dopo un tormentato iter, la folle politica dei salvataggi bancari e dei conti in rosso pagati dallo Stato, e quindi dai contribuenti. E’ stata cioè rimossa la causa principale della crisi finanziaria ed economica legata ai debiti sovrani che ha sconquassato mezza Europa con la conseguente austerità imposta dall’Ue per ricondurre i conti pubblici di taluni Paesi a una condizione di sostenibilità nel tempo. In futuro le crisi bancarie saranno gestite in modo completamente diverso: le banche saranno chiamate a rispondere delle loro perdite e dei loro rischi. Il tutto per evitare che possa accadere nuovamente quanto accaduto dal 2008 al 2010 nei Paesi dell’Ue quando la crisi dei derivati subprime statunitense, legata al fallimento di Lehman Brothers, ha affossato molte banche europee innescando un sistema di aiuti pubblici che ha fatto decollare il debito pubblico dell’Unione dal 60 all’80% del Pil in solo due anni! Lo Stato, ovvero i cittadini non potranno più essere coinvolti in prima istanza in un salvataggio bancario, ma solo per un crac superiore all’8% del passivo bancario. Il nuovo sistema introdotto sulla risoluzione delle crisi bancarie stabilisce che dal 2016 siano gli investitori privati (“bail-in”) a rispondere per le perdite bancarie, prima del ricorso a fonti esterne di finanziamento. E cioè i proprietari della banca (gli azionisti) , i creditori (gli obbligazionisti) e i depositanti per le giacenze superiori a 100 mila euro. I “privati” dovranno necessariamente coprire il default bancario per un ammontare almeno pari all’8% degli attivi della banca. Oltre tale soglia interverrà in seconda battuta il Fondo di risoluzione (finanziato dal sistema bancario), peraltro per un ammontare fino al 5% degli attivi bancari. Il Fondo di risoluzione, perno dell’Unione bancaria, avrà una disponibilità di 55 miliardi di euro, creata gradualmente nel corso di otto anni attraverso un prelievo bancario pari all’1% dei depositi garantiti. Solo dopo l’utilizzo delle risorse di tale fondo, qualora dovessero necessitare ulteriori risorse, i governi potranno intervenire a livello nazionale, previa autorizzazione e vigilanza comunitaria. Fino alla data di applicazione del “bail-in” le crisi bancarie saranno gestite sulla base delle regole in vigore in ogni singolo Stato. Prende corpo dunque l’Unione bancaria europea il cui primo obiettivo è stato quello di creare in Europa un sistema creditizio solido, unificando a livello continentale le attività di vigilanza sui più importanti istituti finanziari nazionali. Ora si aggiunge il secondo obiettivo, strategicamente molto rilevante: tagliare il legame che si è creato negli anni tra i crack bancari e i debiti degli Stati. Stop quindi agli interventi statali con le pesanti ricadute sul debito pubblico e sulla tenuta stessa del sistema monetario europeo, a danno dei contribuenti. Un passo in avanti in direzione di una gestione unitaria delle crisi bancarie a sostegno della credibilità dell’euro sui mercati internazionali nel segno della responsabilità solidale. E’ il superamento della storica contraddizione di una moneta unica con sistemi bancari diversi all’interno dell’Eurozona, non coordinati fra...
Read More



Commenti recenti