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LA MANOVRA MONTI E LA FINANZA LOCALE

Posted by on Mar 27, 2015 in Fisco e Soldi | 0 comments

LA MANOVRA MONTI E LA FINANZA LOCALE

Cancellato il federalismo fiscale? Autonomia” e “Responsabilità”, i cardini del federalismo fiscale invocati per rendere efficienti i bilanci comunali sono stati cancellati dalla manovra Monti “Salva Italia” sotto l’effetto dell’emergenza crisi. E l’impatto sulla finanza locale delle misure adottate dal Governo dei tecnici è notevole! E’ ulteriormente aumentato il contributo alla manovra finanziaria imposto agli enti territoriali in termini di tagli ai trasferimenti e di obiettivi rigorosi del Patto di stabilità interno. A questo drenaggio di risorse che fa saltare ogni equilibrio di finanza locale si aggiungono altre misure che devastano i conti degli enti locali, limitandone ogni margine gestionale. Istituzione dell’IMU, Imposta municipale unica, in sostituzione dell’ICI, riforma della TARSU, provvedimenti sul Fondo perequativo, tesoreria unica: con queste novità legislative per i Comuni italiani è scattata l’operazione Bilancio 2012, con termine prorogato al 30 giugno. Dalla tassazione immobiliare le innovazioni più importanti. Con l’IMU vengono tassati tutti gli immobili, comprese le prime case. Aliquote base del 4 e del 7,6 per mille oltre a un aumento dell’imponibile per effetto dei nuovi moltiplicatori delle rendite catastali. Il maggiore gettito previsto è pari a 12,2 miliardi, ma di questo incremento nelle casse comunali non resterà un euro! Infatti lo Stato da un lato chiede ai Comuni di accreditargli 9 miliardi, pari alla metà del maggiore gettito a esclusione delle prime case, e dall’altro taglia i trasferimenti erariali erogati ai Comuni a titolo di Fondo perequativo per la restante differenza! Analoga operazione di sterilizzazione è prevista per il miliardo in più previsto dalla riforma della TARSU. I Comuni sono chiamati cioè a far da esattori per lo Stato sul suo maggiore prelievo! Una “supertassa” dai Comuni, con i soldi che però finiscono allo Stato. Dalla revisione dei tributi comunali prevista dalla manovra Monti non cambierà nulla in termini di risorse disponibili, ma pesante sarà il “costo politico-elettorale” per i Sindaci che, in caso di variazioni in aumento delle aliquote base, dovranno darne ragione ai cittadini alle prese con un’ alta pressione fiscale. La manovra inoltre stringe i cordoni della finanza locale con un’altra sforbiciata dei trasferimenti statali sul fondo perequativo, senza alcuna compensazione di maggiori gettiti. Significativa la dichiarazione resa dal Sindaco di Reggio Emilia e Presidente ANCI, Graziano Delrio, “L’introduzione dell’IMU richiede a noi Comuni di metterci la faccia di fronte a imprese e famiglie; vogliamo capire se è solo una situazione dovuta allo stato di emergenza dei conti pubblici e quali sono le prospettive, è necessario ripensare qualcosa nel rapporto tra Stato e Comuni”. I Comuni sono cioè partite di giro, corpi inerti usati per prelevare risorse e cassa a servizio dello Stato centrale e il Patto di stabilità non revisionato costituisce un argine a ogni possibilità di reagire a questi attentati all’autonomia federale, peraltro fortemente minata dalla istituzione della Tesoreria Unica che ne condiziona la gestione finanziaria. Di fatto, una gestione commissariale! E’ dunque opportuno mettere mano alla complessa materia della finanza locale con una riforma che ne semplifichi le norme, ribadendo il principio del vincolo di bilancio in pareggio come architrave della finanza locale ed eliminando lacci e laccioli. Se c’è la necessità di ridurre le risorse degli enti locali, meglio agire sui trasferimenti erariali piuttosto che interferire con l’autonomia locale. Il federalismo fiscale, ancor prima di partire, è già...

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BULLISMO, UN MALE DEI NOSTRI TEMPI

Posted by on Mar 27, 2015 in La nostra Società | 0 comments

BULLISMO, UN MALE DEI NOSTRI TEMPI

Il ruolo della famiglia e della scuola per arginare il disagio giovanile Uno dei temi più dibattuti nel complesso problema del disagio giovanile è certamente quello legato al bullismo. Un fenomeno di grande impatto sociale che in Italia riguarda circa il 33% dei ragazzi in età adolescenziale. Un ragazzo su tre subisce infatti episodi di violenza verbale, psicologica o fisica. Dagli Anni Novanta, in Italia, un fenomeno in continua espansione: il numero verde istituito nel febbraio dello scorso anno dal Ministero della Pubblica Istruzione ha registrato in dodici mesi 12.874 telefonate, una media di 70 chiamate al giorno! La questione giovanile rappresenta il nervo scoperto della società. Da tempo si è aperta una frattura profonda fra le generazioni, una frattura che comporta spesso l’impossibilità di trasmettere dai padri ai figli i modelli comportamentali, le gerarchie dei valori, perfino le regole della quotidianità. Il vuoto ideologico e culturale, l’intolleranza civile e religiosa sono ormai i simboli di una società allo sbando, sempre più in balia di falsi profeti e di mercenari senza scrupoli. I giovani rappresentano l’anello debole di un sistema attraversato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori, in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. Senza un passato, ma in qualche modo incapace di proiettarsi verso il futuro, la “generazione invisibile” vive il presente acriticamente, adagiandosi, e spesso rifiutando con violenza quello che la società è in grado di offrire loro. Il vuoto che opprime il ragazzo dopo l’abbandono delle certezze dell’infanzia rende tutto paurosamente insignificante. Estremamente chiara l’analisi che Umberto Galimberti, docente di Filosofia e Psicologia all’Università di Venezia, ha condotto nel suo libro “L’ospite inquietante”, Feltrinelli Editore-2008: “Il nichilismo si aggira insidioso fra i giovani, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui. C’è un nulla che li pervade e che li affoga, un rifiuto del sociale: eroi del nulla”. E’ l’analfabetismo emotivo che non consente ai giovani di riconoscere i propri sentimenti fino a perdersi nel deserto della comunicazione! A questo punto, la famiglia è vissuta come ultima spiaggia per la ricerca e l’affermazione della propria identità, per la maturazione della propria personalità. E’ proprio nella famiglia, in sinergia con la scuola, che occorre recuperare la smarrita visibilità dei giovani, la loro soggettività sociale, la capacità di percepire il loro futuro. La famiglia resta dunque l’unico plausibile centro di socializzazione del ragazzo, la risposta a ogni forma di inquietudine giovanile. Costruire cioè attorno ai ragazzi una rete di rapporti significativi. In questa azione di recupero dei giovani è fondamentale il ruolo dei genitori: non devono divenire fattori negativi nel processo educativo dei propri figli. I genitori che non sanno dire no e che, per non essere disturbati, preferiscono disinteressarsi, non contribuiscono certo alla loro maturazione. In una società dove è vietato vietare, dove non ci si indigna più per niente, non c’è da stupirsi di comportamenti violenti di tanti giovani, allevati senza un esempio, senza una guida salda, senza regole di comportamento. Cosa fare, dunque per sconfiggere il bullismo? Educare i giovani alla legalità, ridestare in loro i grandi ideali, la passione civile e politica per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale attraverso il recupero della…smarrita visibilità. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. Fino a quando la società non permetterà ai giovani di essere protagonisti nella legalità, soggetti attivi nella società, essi continueranno a vivere ai margini della strada, fuori da ogni ottica di integrazione civile e sociale....

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IL LIONISMO FRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Posted by on Mar 27, 2015 in Mondo Lions | 0 comments

IL LIONISMO FRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Pur nella condivisione degli scopi del lionismo, da più parti vengono sollevati dubbi e riserve sulla sua reale penetrazione in una mutata realtà sociale, così diversa rispetto agli Anni Cinquanta, gli anni dei primi lions club in Italia. Qualcuno parla di “scricchiolio del lionismo”, di “lionismo ingessato, di “corpo estraneo della società”, di “lionismo in via di estinzione”! Tanti i “mali oscuri” del movimento: la carenza di una concreta progettualità a ogni livello, la mancanza di un efficace coordinamento, la discontinuità d’azione, la scarsa volontà di integrarsi nella struttura dell’Associazione e non ultimo lo status del socio lions. Quale lionismo disegnare per il nuovo secolo? Non certamente quello senz’anima, a volte …folcloristico che qualcuno si ostina a proporre, un misero miscuglio di sagra paesana e fiera dell’effimero. E neppure quello che si materializza nella improvvisazione, nella polverizzazione e a volte nella “personalizzazione” dei service. No, non è questo il modello da inseguire. Occorre pensare invece a un lionismo realmente presente nella società civile, in grado di intercettare bisogni e aspettative, un lionismo di proposta sociale, di partecipazione, ma soprattutto “coscienza critica” sul territorio, interlocutore privilegiato dell’ente locale nella programmazione dell’attività socio-culturale. E’ alla società civile infatti che dobbiamo aprirci, che dobbiamo far giungere la peculiarità del nostro messaggio di operatori, di mediatori socio-culturali per testimoniare nella qualità la nostra appartenenza lionistica. Una incisiva presenza nel sociale per la cui affermazione è necessario però abbandonare ogni astratta enunciazione retorica, superare ogni deleterio immobilismo, bandire l’estemporaneità, il vuoto programmatico, la desertificazione culturale! Occorre cioè trovare il coraggio di recuperare l’elitarietà di un tempo, negli uomini e nelle azioni, per restituire al messaggio lionistico credibilità e “moral suasion”. Il “lionismo delle grandi speranze” si costruisce con service di ampio respiro sociale: la prevenzione, il dialogo interreligioso, la cittadinanza attiva, le nuove povertà, l’ambiente. La nostra visibilità, così strettamente legata alla qualità della nostra azione, si guadagna attraverso un salto di qualità. In un’epoca fortemente caratterizzata dalla caduta di tanti valori, da un crescente nichilismo culturale e da un inquietante disimpegno sociale, la società ha bisogno del lionismo. Un lionismo che, in linea con la evoluzione dei tempi, non può essere più quello assistenziale delle origini, ma un lionismo capace di coniugare la solidarietà con la cultura, nella sua accezione più ampia, capace cioè di suscitare dibattiti, fare opinione, incidere sulle scelte programmatiche nella gestione della “res publica”, forte di una indipendenza di giudizio, nonché delle intelligenze e delle tante e diffuse professionalità al suo interno. E i lions, avendo fra le proprie finalità quella di “prendere attivo interesse al bene civico, culturale, sociale e morale della comunità”, hanno il diritto di essere soggetti attivi nel processo di crescita della società. Dovrebbero diventare sul territorio degli “opinion leader” se non degli “opinion makers”, dei suscitatori di “bisogni” che la classe politica dovrebbe soddisfare. Nessuna supplenza istituzionale, ma nemmeno inerzia, o peggio latitanza, di fronte a concrete esigenze della comunità eluse dalle istituzioni.. Agire come protagonisti e non come anonime comparse sociali! La nuova frontiera del lionismo passa dunque per una diversa “cultura del servire”: un lionismo del Terzo Millennio operoso e concreto che sappia essere a un tempo associazione di servizio ma anche movimento di opinione. Coniugare cioè in felice simbiosi solidarietà e cultura! Si tratta di percorrere strade ancora da scoprire, ma è certamente un modo per allontanarsi dal terreno paludoso di un lionismo non più adeguato alle necessità del nostro tempo. Un lionismo lento nella sua azione di servizio, sclerotico nella sua dinamica organizzativa, pletorico nella sua struttura. Se riusciremo come Lions a vincere questa nuova sfida potremo essere davvero orgogliosi...

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SVILUPPO SOSTENIBILE, LA SFIDA DI EXPO 2015

Posted by on Mar 26, 2015 in La nostra Società | 0 comments

SVILUPPO SOSTENIBILE, LA SFIDA DI EXPO 2015

La giustizia sociale e la tutela dei diritti umani- Cancellare la fame nel mondo  Venti di guerra soffiano impetuosi in tante regioni del mondo. Si ripropone, nella sua drammatica attualità, il problema della pace e di uno sviluppo sostenibile nella consapevolezza che promuovere una società migliore non significa  aumentare  ricchezza, favorire i consumi, offrire nuove tecnologie. Significa invece garantire a tutti i popoli della terra libertà e giustizia sociale, significa assicurare forme di governo democratiche per uno sviluppo inteso come libertà per costruire un futuro nel quale nessun Uomo dovrà stendere più la mano per chiedere per carità ciò che gli spetta di diritto, secondo uno dei principi della “cittadinanza umanitaria attiva”, elaborati dal PID Ermanno Bocchini. Significa riconoscere a ogni individuo il diritto fondamentale alla vita. E’ in atto un processo di globalizzazione che, esaltando le leggi dell’economia e del mercato, ha posto scarsa attenzione ai costi umani, sociali, culturali e ambientali.  Gli effetti perversi di decenni di politiche mondiali influenzate dagli interessi delle multinazionali e dei grandi paesi industrializzati sono sotto gli occhi di tutti:  espansione di un mercato senza regole, inquinamenti atmosferici  e avvelenamenti alimentari, identità storiche e culturali a rischio. E’ giunto il momento di ridefinire le priorità della politica, restituirle il ruolo guida nei processi di crescita della società attraverso una diversa distribuzione delle risorse economiche, mettendo l’economia  al servizio della politica, e non viceversa! La comunità internazionale ha bisogno di governi e istituzioni  determinate a gestire le sfide dell’interdipendenza, a mettere fine a ogni prevaricazione e a ogni minaccia per l’umanità. Istituzioni decise a contrastare nei fatti e non a parole le guerre e le sistematiche violazioni dei diritti umani, sradicare la povertà e garantire a tutti il libero accesso ai diritti sociali di base: il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, all’educazione, a un lavoro dignitoso, alla casa. In particolare, all’ONU nel cui statuto, all’articolo 1, è sancito l’obiettivo di “mantenere la pace e la sicurezza internazionale”, viene chiesto più democrazia per tutti, per riaffermare il primato della politica, della giustizia e della libertà. E lontani dalla democrazia, la globalizzazione è totalitarismo e colonialismo! E’ sfruttamento! Senza il rilancio del  sistema delle Nazioni Unite, senza un forte investimento per ridargli forza, efficacia e credibilità, le risoluzioni del Palazzo di Vetro resteranno “voci nel deserto” con buona pace degli equilibri politici, del dialogo fra i popoli ma soprattutto dell’equa distribuzione delle fonti di reddito. Sarà possibile costruire una società diversa se si riuscirà a sostituire la cultura della guerra con la cultura della pace, la competizione selvaggia con la cooperazione, l’esclusione con l’accoglienza, l’individualismo con la solidarietà. E’ scandaloso che, nonostante l’enorme crescita della ricchezza mondiale e gli straordinari progressi tecnologici e scientifici, ci siano ancora tante famiglie nel mondo escluse dai  diritti fondamentali. All’alba del Terzo Millennio, secondo i recenti dati della FAO, ci sono nel mondo circa 900 milioni di persone denutrite e di queste 300 milioni sono bambini. Ogni giorno 24  mila abitanti della terra muoiono per fame, un miliardo e duecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, 160 milioni di persone sono senza lavoro, 250 milioni sono i bambini costretti a lavorare spesso in condizioni terribili. Come potrà mai esserci pace in un simile contesto mondiale? Quale futuro ci sarà per le popolazioni del Terzo mondo? Da un recente Convegno  svoltosi a Varese sul tema di Expo 2015, organizzato dalla seconda Circoscrizione dell’Ib1, è emerso chiaro un messaggio: lotta agli sprechi alimentari per cancellare la fame nel mondo! “Scelte consapevoli contro gli sprechi alimentari!” E’ la sfida del nostro tempo per cancellare la fame nel mondo e...

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DISAGIO GIOVANILE,  UN MALE DEI NOSTRI TEMPI

Posted by on Mar 26, 2015 in La nostra Società | 0 comments

DISAGIO GIOVANILE,  UN MALE DEI NOSTRI TEMPI

 Il futuro della “generazione invisibile”.              Disagio giovanile ovvero il nervo scoperto della società. I giovani rappresentano oggi l’anello debole di un sistema segnato da forti tensioni, sono figli di una società priva di freni inibitori in cui l’autorevolezza, intesa come credibilità valoriale, è stata soppiantata dalla trasgressione. Senza un passato, ma in qualche modo incapace di proiettarsi verso il futuro, la “generazione invisibile” vive il presente acriticamente, adagiandosi, e spesso rifiutando con violenza quello che la società è in grado di offrire loro. Sui meccanismi di devianza minorile scatta l’influsso pesante della famiglia quando essa non è in grado verso l’esterno di garantire ai figli affetto, autonomia, perseguimento e raggiungimento di mete umane e professionali, cioè quella serie di elementi fondamentali per la formazione della personalità dei giovani, per l’affermazione della loro identità. La famiglia privata del suo ruolo di formazione delle risorse individuali di base, costituisce così terreno di potenziale degrado del tessuto sociale e, in prima analisi, fattore negativo della problematica giovanile, con le sue tensioni e i suoi conflitti comportamentali. Perché è appunto nei giovani che si registra l’impatto negativo di una famiglia …. che non c’è! E il tragico salto nel buio costituisce per molti il prezzo di una vita sbagliata. Droga, alcol, violenza su donne e bambini, vandalismo gratuito, bullismo, diventano così la risposta irrazionale alle difficoltà di affrontare responsabilmente il rapporto con la società in modo significativo. E’ nella famiglia, in sinergia con la scuola, che occorre recuperare la smarrita visibilità dei giovani, la loro soggettività sociale, la capacità di percepire il loro futuro. La famiglia resta l’unico plausibile centro di socializzazione del ragazzo, la risposta a ogni forma di inquietudine. Costruire, in definitiva, attorno al pianeta giovani una rete di rapporti significativi. “In questa azione di recupero, ha scritto lo psicologo varesino Paolo Soru, è fondamentale il ruolo dei genitori: non devono divenire fattori negativi nel processo  educativo dei propri figli. In una società dove è vietato vietare, dove non ci si indigna più per niente, non c’è da stupirsi di comportamenti violenti di tanti giovani, allevati senza un esempio, senza una guida salda, senza regole di comportamento.” Il susseguirsi inquietante di fenomeni di bullismo rende sempre più urgente investire sui giovani per interrogarsi sulle cause della loro mediocrità sociale, della loro “invisibilità”, per sconfiggerne l’analfabetismo emotivo, il nichilismo culturale. Educare i giovani alla legalità, ridestare in loro i grandi ideali, la passione civile e politica per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale attraverso il recupero della…smarrita visibilità. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. Fino a quando la società non permetterà ai giovani di essere protagonisti nella legalità, soggetti attivi nella società, essi continueranno a vivere ai margini della strada, fuori da ogni ottica di integrazione civile e sociale. In un mutato contesto sociale, la famiglia e la scuola dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere” per restituire loro l’antico ruolo di “strumento di cambiamento...

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