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SUPERBONUS E CATASTO, UN MIX ESPLOSIVO

Posted by on Ott 18, 2024 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su SUPERBONUS E CATASTO, UN MIX ESPLOSIVO

Catasto, è iniziata la caccia alle case fantasma e a chi ha utilizzato il superbonus 110%. Lo ha annunciato il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti nel corso dell’audizione alla Commissione Bilanci di Camera e Senato. La Legge di Bilancio 2025 richiede risorse per tenere in linea i saldi di finanza pubblica con la nuova procedura di bilancio ridisegnata dalla riforma della governance economica dell’Ue. La regolarizzazione delle unità immobiliari non censite e l’aggiornamento delle rendite catastali (l’ultimo aggiornamento risale alla fine degli anni Ottanta) rappresentavano i punti centrali della Riforma del Catasto del 2022 proposta da Draghi, una “Riforma necessaria per la modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili”. In particolare, mirava da un lato alla emersione degli immobili non censiti o non conformi alla categoria catastale attribuita o destinazione d’uso, dall’altro a una revisione del catasto dei fabbricati, con relativa qualificazione patrimoniale, punto bollente della Riforma, con valori (inizialmente) non utilizzabili come base imponibile per nuove tassazioni. Obiettivo primario era quello di rendere disponibili valori reali, prossimi a quelli di mercato corrente, in linea con la raccomandazione dell’Ue in cui s’invitava l’Italia a “ridurre la pressione fiscale sul lavoro attraverso una riforma dei valori catastali”. Ma la soap opera di una riforma attesa da anni è ancora ferma alla prima puntata. L’apertura del Ministro Giorgetti all’aggiornamento delle rendite è[L1]  un timido passo in avanti, un segnale per Bruxelles per poter spalmare su sette anni, invece di quattro, i tagli richiesti dal Patto di stabilità. E’ uno degli impegni assunti nel Piano strutturale di bilancio. “Non si tratta di fare l’aggiornamento dei valori di mercato, ha chiarito il Ministro, ma di scovare immobili sconosciuti al Fisco e ribadire che chi fa ristrutturazioni edilizie è obbligato ad aggiornare anche i dati catastali”. Un piano per fare emergere due milioni di case fantasma e per identificare chi, tra i quasi 500mila immobili che hanno ottenuto il superbonus dal 2020 in poi, non ha mai presentato, come avrebbe dovuto, la comunicazione di variazione catastale. E’ un tassello del quadro finanziario che l’Esecutivo sta tracciando a supporto della manovra di bilancio per recuperare fondi senza aggravare il carico fiscale sulla generalità dei contribuenti. Saranno incrementati i controlli che si concluderanno, ove accertate irregolarità, con l’invio di lettere di compliance. Se non vengono accettate dai contribuenti inadempienti, l’Agenzia delle Entrare (“in surroga”) provvederà a effettuare aggiornamenti d’Ufficio delle rendite con relative liquidazioni di tutti gli oneri fiscali connessi all’operazione. C’è poca chiarezza normativa sull’obbligo di richiedere la variazione della rendita catastale in caso di lavori di ristrutturazioni. Quando si tratta di interventi che non comportano la modifica della pianta dell’unità immobiliare (ad esempio la sostituzione degli infissi) la comunicazione in linea di massima non serve, a meno che l’importo dei lavori compiuti non porti a un aumento di almeno il 15% della rendita catastale. Un meccanismo di calcolo farraginoso, se non incomprensibile. Ma la Manovra di bilancio 2024 ha istituito l’obbligo di comunicazione per i beneficiari del Superbonus nella presunzione che l’importo dei lavori superi del 15% il valore catastale, generando l’obbligo di rivalutazione della rendita catastale. E’ proprio questa rivalutazione della rendita catastale ad avere ripercussioni sulle imposte, in primis sull’IMU versata per le seconde case e le prime di lusso, sull’imposta di registro in caso di compravendita, sull’imposta di successione e donazione.  E gli incrementi possono arrivare anche al 50% a seguito di cambio di categoria. Per la dissestata finanza pubblica una scialuppa di salvataggio dopo il forte impatto del Superbonus sul Bilancio dello Stato: 219 miliardi, sei volte superiore alle stime iniziali. Secondo le relazioni tecniche della Ragioneria Generale dello...

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BILANCIO E DEBITO PUBBLICO

Posted by on Ott 7, 2024 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su BILANCIO E DEBITO PUBBLICO

BILANCIO E DEBITO PUBBLICO

Work in progress. E’ in fase di “costruzione” nel cantiere della Legge di Bilancio 2025 il dossier dellamanovra finanziaria sulla quale pesa il macigno del debito pubblico, caduto di nuovo sotto la lente diBruxelles con il ritorno del Patto di stabilità. In attesa, per fine mese, dell’approdo in aula del disegno dilegge governativo per l’iter parlamentare, le prime anticipazioni sui futuri impegni di bilancio sono arrivate dal Piano strutturale di Bilancio 2025-2029 (PSB), trasmesso da Palazzo Chigi alle Camere. Il nuovo documento segna la tappa di avvio della procedura di bilancio ridisegnata dalla riforma della governance economica dell’Ue. In 235 pagine, articolate in tre capitoli, fotografate le dinamiche della finanza pubblica, indicati gli spazi fiscali per le prossime manovre, dettagliati i piani di riforme necessari per allungare da quattro a sette anni il periodo di aggiustamento dei conti pubblici, con una riduzione strutturale del deficit di circa 13 miliardi all’anno. Nel testo sono racchiuse le (pie) intenzioni del Governo per il futuro: quelle immediate che potranno trovare concretezza proprio nella prossima manovra e quelle di medio termine che dovranno essere realizzate continuando sulla strada degli investimenti e delle riforme già intraprese con il percorso del PNRR, dalla Giustizia al Fisco. Priorità al taglio del cuneo fiscale e contributivo, alla riforma delle aliquote Irpef, ai trattamenti pensionistici e alle misure per la natalità, la sanità e i contratti della P.A., in linea con le nuove regole europee che richiedono coperture di bilancio “strutturali”, cioè ricorrenti negli anni.La parte più significativa del PSB è quella riservata al programma economico di riduzione del deficit e deldebito pubblico con due indicazioni fondamentali per risolvere la procedura di infrazione Ue per disavanzo eccessivo. L’Italia si impegna a tornare sotto il 3% del rapporto deficit/Pil nel 2026 (attualmente 3,8%), stimando nei prossimi anni tassi della spesa primaria netta intorno all’1,5%. Successivamente, l’obiettivo è garantire, in concorso con una crescita stimata intorno all’1,1%, la riduzione del rapporto debito pubblico/Pil (sfiora oggi il 138%), di gran lungo superiore ai parametri di Maastricht (60%).Nella valutazione del Governo “la situazione economica, occupazionale e di finanza pubblica dell’Italia è in miglioramento malgrado la caduta dei livelli produttivi dell’industria, il preoccupante allargamento deiconflitti internazionali e sfide tecnologiche e ambientali di crescente complessità.” Il Piano muove daun’idea di economia sociale di mercato dinamica e aperta con una cornice di regole e di linee fissatedall’attore pubblico per promuovere una crescita economica a vantaggio del lavoro e dello sviluppocomplessivo della nostra società. In tale contesto, “il Piano non lascia indietro nessuno”, ha dichiarato ilMinistro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti. Si concentra sulla sostenibilità del sistema pensionistico e la qualità del sistema sanitario, puntando a rafforzare, per arginare il calo demografico, le politiche per la famiglia, sostenendo la natalità e la genitorialità.Le dolenti note del PSB sono quelle relative all’elevato stock di debito pubblico e al relativo onere perinteressi che “hanno spiazzato ogni margine per disegnare politiche pubbliche di sostegno alla crescita negli ultimi decenni”. Aggredire questo fardello, vicino ai 3mila miliardi, alleggerendolo in modo strutturale, rappresenta “la sfida più grande per il Paese”. Restiamo “osservati speciali”, con un debito pubblico che ci colloca in Europa al secondo posto dopo la Grecia. In interessi passivi spendiamo ogni anno l’equivalente della spesa per l’istruzione, circa 85 miliardi. Serve la crescita, serve un costo contenuto di finanziamento del debito, serve accrescere la fiducia dei mercati. Uno stock di debito così alto, e incontrollabile, riduce il margine di manovra dell’azione governativa, ipoteca in negativo le decisioni del futuro, paralizza ogni scelta politica. Non è più lo Stato che controlla l’economia, ma è l’economia che controlla lo Stato, a...

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L’ EUROPA DI MARIO DRAGHI                                                     

Posted by on Ott 1, 2024 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su L’ EUROPA DI MARIO DRAGHI                                                     

L’ EUROPA DI MARIO DRAGHI                                                     

Quo vadis Europa? E’ forte il grido d’allarme lanciato da Mario Draghi a Bruxelles in occasione della presentazione del suo rapporto sulla competitività dell’economia europea. Un chiaro messaggio per un’Europa più forte per continuare ad esistere, un appello alla leadership europea a uscire dalla sua paralisi e rilanciare le istituzioni europee nel segno di un maggiore coordinamento e di una più efficace cooperazione. Impietoso lo spaccato della situazione economica evidenziato nel rapporto, nei numeri il declino dell’Europa. Il divario di crescita fra Stati Uniti ed Unione europea, a causa del rallentamento della produttività, è passato dal 15% nel 2002 al 30% nel 2023. La quota di settori nei quali la Cina compete con l’Ue è salita dal 25% al 40%. E’ drasticamente diminuita l’incidenza dell’Unione europea nel pil globale. Non ci sono più le condizioni che hanno finora garantito la prosperità ai cittadini europei. La mancanza di competitività è la principale debolezza dell’Unione, con ricadute economiche e sociali rilevanti. “Se l’Europa non riesce a diventare più produttiva, ammonisce Draghi, non potremo diventare attore indipendente sulla scena mondiale, non saremo in grado di finanziare il nostro modello sociale, dovremo ridimensionare le nostre ambizioni.” Siamo di fronte a una emergenza esistenziale, sono in gioco i valori fondanti dell’Unione: modello sciale inclusivo e crescita sostenibile. L’obiettivo del report è quello di delineare una nuova strategia industriale per l’Europa per superare gli ostacoli, anche burocratici, che la frenano. “Urgenza e concretezza” sono per Mario Draghi le due parole che sintetizzano il suo rapporto sul rilancio della competitività dell’Ue. Servono enormi investimenti, “doppi rispetto al Piano Marshall”. Quelli in ricerca e sviluppo sono tornati ai livelli di 20 anni fa. “Dobbiamo investire ogni anno tra i 750-800 miliardi di euro”, da indirizzare in tre settori chiave: innovazione, decarbonizzazione e sicurezza. “L’Europa ha il compito di colmare il gap creatosi con la Cina e soprattutto quello con gli Stati Uniti.” In particolare, il divario di produttività con gli Usa è in gran parte spiegato dal settore tecnologico: solo quattro delle 50 principali aziende tecnologiche del mondo sono europee. Ecco perché l’innovazione rappresenta il pilastro centrale del rapporto, il volano per la produzione e commercializzazione di tecnologia, funzionale a recuperare il dinamismo dell’economia europea e a competere con quella americana e con quella cinese. Ma non è facile la strada da percorrere. Gli strumenti per il “cambiamento radicale”, secondo l’ex Presidente della Bce, devono essere a livello europeo per poter usufruire dei vantaggi su larga scala in termini di efficienza e di costi. Un approccio che presuppone una governance dell’Ue adeguata, flessibile ed efficiente tale da prevalere su interessi nazionali contrastanti. Una nuova visione della cooperazione sia nella rimozione degli ostacoli che nell’armonizzazione di regole e leggi, così come nel coordinamento delle politiche. In tale ottica si pone la necessità di completare il mercato unico, rendere più coerenti tra loro politiche industriali, commerciale e della concorrenza, finanziare in comune beni pubblici europei. “Emissione regolare di strumenti di debito comune per consentire progetti di investimento congiunti tra gli Stati membri e contribuire alla integrazione dei mercati dei capitali”.  L’Ue deve cioè continuare sulla strada intrapresa per il programma Next Generation Eu, i Pnrr, messo in cantiere dopo il Covid per sostenere sia gli investimenti privati che quelli pubblici. Una proposta, questa del “debito pubblico comune” particolarmente controversa, nella consapevolezza che senza una mobilitazione di risorse comuni le politiche d’innovazione prospettate nel rapporto non hanno gambe per camminare.  Un mix che dovrà trovare attuazione nella revisione dei processi decisionali dell’Ue, fortemente condizionati dal meccanismo dell’unanimità. Il rapporto Draghi sarà discusso dai Paesi membri dai quali, in un momento...

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EUROPA, OPERA INCOMPIUTA. QUALE FUTURO?                                                                  

Posted by on Lug 18, 2024 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su EUROPA, OPERA INCOMPIUTA. QUALE FUTURO?                                                                  

EUROPA, OPERA INCOMPIUTA. QUALE FUTURO?                                                                  

Con la rielezione (plebiscitaria) di Roberta Metsola a Presidente del Parlamento e di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione, l’assemblea plenaria di Strasburgo ha dato il via alla nuova legislatura dell’Europarlamento, la decima dal 1979 a oggi. Diverso profilo politico, come determinato dal variegato voto del 9 giugno, diversa composizione numerica, con i deputatati che da 705 sono passati a 720 in rappresentanza dei 27 Paesi membri dell’Unione. Tanti e complessi i problemi da affrontare. Sul tappeto l’Agenda strategica 2024-2029 adottata dal recente Consiglio europeo di fine giugno con la quale sono stati stabiliti gli orientamenti e le priorità dell’Ue per il prossimo ciclo istituzionale. Un vademecum operativo che segnerà il futuro dell’Europa. Tre i pilastri fondamentali: un’Europa libera e democratica (sostenendo e rispettando i valori europei), un’Europa forte e sicura (rafforzando la sicurezza e la difesa dell’Ue e proteggendo i suoi cittadini, preparandosi per un’unione più grande con un approccio condiviso per la migrazione e la gestione delle frontiere), un’Europa prospera e competitiva (sviluppando la competitività dell’Ue, realizzando con successo le transizioni verde e digitale e promuovendo l’innovazione per crescere insieme). Il problema di fondo resta la crisi di fiducia dei cittadini europei nei confronti della politica comunitaria lontana dai bisogni della gente, soprattutto nei processi decisionali relativi ai temi di impatto diretto sulla vita di ogni giorno, confermata dalla bassa affluenza ai seggi per l’elezioni di giugno. Insicurezza economica e disagio sociale rafforzano la domanda di sovranità nazionale, quella che Luigi Einaudi definì il “mito funesto”. Nessuna traccia di un progetto di rinnovamento del sistema economico, ma una sfrenata corsa alla regolamentazione che ha generato un diffuso malessere. I vincoli europei sono entrati in rotta di collisione. Questa Europa non fa più sognare, alimenta inquietudini. Si sta sgretolando il tasso di unità che ha tenuto finora in vita le tante diversità dell’Unione, ma soprattutto si sta dissolvendo l’originario spirito comunitario dei Padri fondatori e con esso la stessa coscienza europea. L’Unione europea non è ancora un’Unione: manca un patto fondante in forza del quale lo stare insieme, il decidere insieme, l’agire insieme siano un autentico collante. Da anni l’Europa non riesce a fare alcun passo decisivo per diventare una entità sovranazionale con una politica estera comune, una difesa comune, una fiscalità comune, per potersi cioè relazionare sullo scenario geopolitico mondiale con una propria identità.   A Bruxelles si confronteranno sempre più esplicitamente due diversi progetti strategici sulla governance dell’Unione: uno di tipo federativo (nel segno dello storico Manifesto di Ventotene) e uno di tipo confederativo. Da una parte il disegno di una maggiore integrazione economica e giuridica per l’adozione di soluzioni comuni alle grandi sfide di oggi (il clima, le minacce di Putin, la concorrenza con la Cina, il futuro dei giovani), dall’altra un incisivo ridimensionamento dei poteri dell’Ue, circoscrivendoli il più possibile alle competenze esclusive (unione doganale, concorrenza, moneta e commercio con l’estero). Nuale essuno Stato europeo può però garantire, da solo, l’effettiva indipendenza delle proprie scelte, affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali che interessano tutti i Paesi del mondo e trovare una soluzione alle tensioni nei rapporti tra i blocchi d’interesse, presenti e quelli futuri. Nessun ritorno alle antiche sovranità, agli antichi nazionalismi potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, e benessere. Più Europa dunque per assicurare un sostenibile modello di crescita, sintesi politica di un partenariato tra istituzioni, mondo delle imprese ed economia sociale. Un passo che la storia impone, una sfida per la futura Commissione europea. Fondamentale nel processo decisionale la centralità delle istituzioni comunitarie, ma la sua realizzazione sarà assicurata solo se gli Stati membri saranno in grado di...

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IL FISCO CHIAMA. IL CONTRIBUENTE RISPONDE?

Posted by on Lug 10, 2024 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL FISCO CHIAMA. IL CONTRIBUENTE RISPONDE?

IL FISCO CHIAMA. IL CONTRIBUENTE RISPONDE?

Luglio, il mese delle tasse per il “popolo delle partite Iva”. Salvo nuove proroghe, per circa 2,7 milioni di contribuenti, soggetti agli Isa (indici sintetici di affidabilità fiscale), è scattato il conto alla rovescia per il tax day del 31 luglio. Un appuntamento fiscale quest’anno fortemente condizionato dal “Concordato preventivo biennale”, introdotto dal D.Lgs 13/2024, un accordo con il Fisco che permette per un biennio di pagare le imposte non in base ai redditi effettivi bensì sulla base di quanto determinato dall’Agenzia delle Entrate, favorendo così l’adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi. Un tassello importante nell’ambito della Riforma fiscale del vice Ministro Maurizio Leo finalizzato a incentivare la tax compliance. Per le disastrate finanze pubbliche il “patto con il Fisco” sarà cruciale per la prossima legge di Bilancio. Il concordato preventivo biennale dovrà infatti contribuire ad assorbire il taglio delle stime sulla crescita economica (1% anziché 1,2 quest’anno e 1,2% anziché 1,4 nel 2025). A rischio le misure adottate: cuneo fiscale e riduzione delle aliquote Irpef per un costo di oltre 4 miliardi di euro. Una boccata d’ossigeno per i flussi di cassa dell’Erario, messi a dura prova dalla compensazione dei vari tax credit ancora in circolazione, superbonus in primis. Alle prossime scadenze fiscali il Ministero di Via XX Settembre guarda dunque con particolare attenzione anche per la “correzione dei conti” di circa 10-12 miliardi di euro l’anno per i prossimi sette anni che la Commissione europea ci ha imposto a seguito della procedura per deficit eccessivo. Una scommessa da vincere, ma non sarà facile.  Il successo del patto si misurerà sul numero dei contribuenti che accetteranno il reddito proposto dal Fisco per il biennio 2024-2025. In Provincia di Varese sono circa 45mila i soggetti Isa. La convenienza della scelta sull’adesione al concordato (termine ultimo il 31 ottobre) si giocherà sostanzialmente sul differenziale negativo tra il reddito proposto e quello effettivo. Quanto più sarà inferiore il reddito concordato rispetto a quello effettivo, tanto più sarà stata opportuna la scelta di aderire alla proposta del Fisco. Nella “campagna promozionale” dell’Agenzia delle Entrate sono stati delineati i vantaggi dell’adesione al concordato: imposte bloccate in presenza di eventuali maggiori redditi conseguiti, esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici, anticipazione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento, nuove misure di esonero del visto di conformità per compensazione o rimborso crediti. Il tutto con l’avvertenza del legislatore circa l’attività di controllo nei confronti dei soggetti che non aderiscono al concordato biennale. Ma il patto fiscale non convince imprese e professionisti: cautela, prudenza e perplessità. I nodi da sciogliere sono ancora tanti. Sono legati, oltre al tortuoso meccanismo di determinazione degli acconti, ai cambi di regime, agli errori nella compilazione del modello Isa, alla causa di cessazione verificata in un solo anno, alle ricadute previdenziali del concordato, nonché agli effetti sui soci delle società trasparenti. Dubbi e riserve fra chi teme di subire perdite rilevanti con il rischio di pagare importi più alti per far crescere il punteggio Isa. Per molti la strada per arrivare al “reddito congruo” stabilito dal Fisco non sarà semplice e …a buon mercato, soprattutto per chi, nelle dichiarazioni oggetto di valutazione del software del Fisco per il calcolo del reddito proposto, non è riuscito a raggiungere una pagella fiscale (voto almeno pari a 8) tale da essere considerato “affidabile”. Al momento solo il 44% delle partite Iva raggiunge la sufficienza. Il concordato mira a portare verso il voto 10 i contribuenti che aderiscono per “far crescere spontaneamente una coscienza fiscale generalizzata”. Ma con pretese eccessive, e quindi con richiesta di pagamento di maggiori imposte, il rischio è...

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