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CONTI PUBBLICI: ULTIMATUM DALL’UE

Posted by on Mar 5, 2017 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su CONTI PUBBLICI: ULTIMATUM DALL’UE

CONTI PUBBLICI: ULTIMATUM DALL’UE

Corsa ad ostacoli per i conti pubblici dopo l’ultimatum dell’Ue: manovra correttiva entro aprile o procedura d’infrazione. La Commissione europea è tornata a strigliare l’Italia e a chiedere al Governo Gentiloni di rispettare i parametri europei sul debito e di approvare urgenti misure di bilancio di almeno lo 0,2% del Pil per correggere il profondo rosso dei nostri conti. Perentorio il rapporto sul debito pubblico italiano presentato a Bruxelles: ridurre il deficit strutturale per evitare sanzioni per “squilibrio macroeconomico”, riconducibile al debito eccessivo e alla bassa competitività. Un rischio sui mercati che potrebbe penalizzare l’Italia in termini spread e interessi sul debito ben oltre la richiesta correzione dei conti. L’esecutivo comunitario, pur riconoscendo al Belpaese qualche timido progresso nel modernizzare l’economia, punta il dito sui numerosi ritardi nell’adozione di riforme strutturali, accentuati anche dal precario quadro politico nazionale. Secondo la Commissione europea, infatti, in Italia permarrebbero ancora “importanti lacune, in particolare sulla concorrenza, la tassazione, la lotta alla corruzione e la riforma della contrattazione collettiva”. Dopo aver concesso, in deroga alle regole, 19 miliardi di flessibilità negli ultimi due anni ai quali si sommano altri 7 per il 2017 per il post-terremoto, la Commissione ha chiesto a Roma di rientrare almeno di 3,4 miliardi per invertire la dinamica del debito che supera il 132,5% del Pil, rispetto al 60% prescritto dai parametri di Maastricht. Uno scenario condizionato dalle debolezze strutturali del sistema Italia che continuano a frenare la capacità di crescere e di reagire agli shock economici, complicando il percorso verso la riduzione dell’elevato debito e il recupero di una maggiore presenza sui mercati. Le regole comunitarie inserite nel Patto di bilancio europeo (“fiscal compact”) prevedono il pareggio di bilancio, il divieto di superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% e, in particolare, l’obbligo per i Paesi ad alto debito di ridurre l’indebitamento di un ventesimo all’anno. Se lo Stato disattende le raccomandazioni e continua a non ottemperare alla richiesta di rientrare nei parametri il Consiglio europeo, su proposta della Commissione, può decidere sanzioni economiche fino allo 0,2% del Pil per disavanzo eccessivo, fino allo 0,1% per gli squilibri macroeconomici. Per l’Italia nessuna alternativa: ridurre il deficit di bilancio dal 2,3 al 2,1% ed evitare il peggioramento della situazione finanziaria. Dal Ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan ha proposto a Bruxelles la correzione di bilancio con il Documento di economia e finanza da presentare in aprile. Sperando che non sia un altro capitolo del libro dei sogni, la manovra farà leva su nuove misure di contrasto all’evasione fiscale, sui tagli alla spesa e interventi sulla imposizione indiretta. Tra le ipotesi sul tappeto l’estensione dello spilt payment Iva con versamento dell’imposta all’erario sulle forniture alle pubbliche amministrazioni direttamente dall’Ente fruitore del bene o servizio. “E’ interesse nazionale ridurre il debito”, ha rilevato Padoan, nella prospettiva dell’ azzeramento della politica monetaria della Bce con il “Quantitative easing” (Qe) e il conseguente rialzo degli interessi con effetto domino sui conti pubblici. E quello dei tassi è un terreno ad alto rischio per l’Italia che nel 2017 ha in calendario aste di titoli per circa 450 miliardi di euro e che paga oggi 70 miliardi di interessi l’anno per finanziare il suo cronico debito pubblico! Evidente dunque l’impegno di rispettare parametri e regole comunitarie da parte dell’Italia, un Paese fondatore che continua a considerarsi in credito e non in debito rispetto a Bruxelles dove regna sovrana la miopia politica in presenza di Brexit e di un diffuso euroscetticismo. E’ ora di rilanciare una “robusta politica industriale europea” mettendo al centro dell’agenda Ue investimenti, crescita e occupazione in un’ idea di Europa che...

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LOTTA ALL’EVASIONE, IL FISCO CAMBIA

Posted by on Feb 24, 2017 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su LOTTA ALL’EVASIONE, IL FISCO CAMBIA

LOTTA ALL’EVASIONE, IL FISCO CAMBIA

Lotta all’evasione, un botto da 19 miliardi, quasi il 30% in più sul 2015! Un record per il Fisco quello registrato lo scorso anno. Lo ha commentato con particolare enfasi  il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi nel corso di una conferenza stampa al Ministero dell’Economia: “un risultato senza precedenti”. Un risultato favorito per 4,1 miliardi dalla procedura dei rientri dei capitali dall’estero con la”voluntary disclosure”, per 6,4 miliardi dall’attività di controllo, per 4,6 miliardi dalla riscossione coattiva di Equitalia, per 3,4 miliardi dai versamenti diretti e per 0,5 miliardi da versamenti spontanei da adeguamento. Ed è proprio su quest’ultimo “incoraggiante introito nelle casse dello Stato” che si è focalizzato  l’intervento del direttore delle Entrate per confermare la nuova strategia di un Fisco aperto al dialogo verso i contribuenti. Secondo Rossella Orlandi la “tax compliance sta funzionando sempre più”. Funziona cioè il nuovo approccio di un sistema che, abbandonato il metodo poliziesco del passato con i “blitz degli scontrini”, sta creando condizioni migliori nel difficile rapporto con il contribuente. Implementare una seria azione di contrasto all’evasione attraverso un “Fisco dialogante” è il nuovo corso dell’Amministrazione finanziaria per promuovere, nello spirito di una proficua collaborazione, l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. Punto centrale della “tax compliance” è proprio la condivisione delle informazioni con il contribuente, al quale viene data la possibilità di consultare tutti i dati e gli elementi in possesso dell’Agenzia sulla propria posizione tributaria. Una lettera di adesione per regolarizzare l’errore o l’omissione attraverso il “ravvedimento operoso” e l’eventuale pagamento delle imposte, prima di un formale avviso di accertamento, con maggiori sanzioni e interessi. Non sono delle …. lettere d’amore quelle che l’Agenzia invia al contribuente, ma “segnalazioni” di irregolarità fiscali, una specie di campanello d’allarme per prevenire “il rischio di operare in violazione di norme di natura fiscale o in contrasto con i principi o con le finalità dell’ordinamento tributario”. Trasparenza e collaborazione dunque per cancellare reciproche diffidenze, ridurre l’incertezza fiscale  e accreditare una nuova immagine del Fisco, meno vessatorio e più aperto all’ascolto e al dialogo. Sono queste le buone intenzioni dei vertici dell’Agenzia delle Entrate che non sempre trovano entusiasmo e … adesione da parte degli uffici territoriali, “forse più resistenti al cambiamento e alle aperture di credito verso i contribuenti”. Non è facile archiviare la  lunga stagione del desolante dialogo fra sordi con il relativo contenzioso tributario spesso alimentato da pretestuose motivazioni di diritto e di merito.  Ne è consapevole il direttore delle Entrate Orlando che sul punto afferma: “Il cammino del cambiamento è più difficile in taluni casi e in alcune aree del Paese dove c’è un’età media più alta e far cambiare modalità di lavoro e approccio con i comportamenti è meno agevole. C’è una cultura da modificare che richiede una presa di responsabilità da parte dei capi ufficio  e dei capi team. Ci aspetta un lavoro non facile.” Ancora tanti ostacoli sulla strada del Fisco dal volto nuovo: problemi interpretativi, contraddizioni operative e scorie burocratiche accompagnano quotidianamente contribuenti e operatori. Interventi spot per … “cambiare tutto per non cambiare niente”! Permangono numerosi adempimenti resi superflui dalle nuove tecnologie ai quali se ne aggiungono altri, ancor più fastidiosi: quest’anno l’obbligo trimestrale di invio telematico dei dati relativi alle liquidazioni IVA periodiche nonché la  modifica da annuale a trimestrale della periodicità della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute. Un ginepraio di operazioni e di scadenze che non facilitano certamente l’auspicata semplificazione e con essa l’atteso salto di qualità dell’Agenzia nel contrasto all’evasione. Ne peggiorano anzi la credibilità della strategia complessiva perché se da un lato si sollecita la raccolta di informazioni per...

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15 ANNI DI EURO:  SPERANZA O DELUSIONE?  

Posted by on Gen 30, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su 15 ANNI DI EURO:  SPERANZA O DELUSIONE?  

15 ANNI DI EURO:  SPERANZA O DELUSIONE?  

Passato sotto silenzio il compleanno dell’euro. In un clima di crescente euroscetticismo nessuna celebrazione per i quindici anni di vita della moneta unica. Nel 2002 l’euro, con il festoso changeover in undici Paesi europei, era stato salutato come il simbolo della integrazione monetaria del Vecchio Continente, preludio alla costruzione politica della comune casa europea. Ma nel tempo, nei Paesi economicamente più fragili, è divenuto il bersaglio di imprese e famiglie per averne eroso il potere d’acquisto peggiorato dalla crisi economica. Sono stati quindici  anni non sempre facili, una corsa ad ostacoli iniziata all’insegna della diffidenza dei mercati e dello scetticismo di alcuni economisti, un ostacolo superato nei primi anni grazie al concorso di due fattori: la Cina che, producendo merci a basso prezzo, ha impedito l’inflazione a livello mondiale e la Fed (la banca centrale americana) che, immettendo enormi liquidità nell’economia globale, ha tenuto bassi i tassi d’interesse. Un mix di grande effetto interamente assorbito dalla crisi dei subprime 2007-2008 con lo scoppio della  “bolla”  immobiliare,  punto di partenza della recessione mondiale. Senza la liquidità degli anni precedenti i mercati hanno richiesto rendimenti sempre più alti per comprare titoli del debito sovrano dei Paesi deboli. La crisi finanziaria si è poi estesa all’Eurozona che,  priva  di una politica strutturale convergente dei suoi  17 membri, è andata in tilt.  E per l’euro è stata notte fonda! Una notte che non è ancora finita … La grande crisi del 2007 infatti ha messo a nudo il problema dell’euro: essere una moneta senza un governo, senza uno Stato, senza una banca capace di garantire un intervento illimitato in caso di difficoltà. E’ l’anomalia di un’Europa unita sotto il segno della moneta, con la Banca centrale europea, unica istituzione federale, priva del sostegno di una politica economica comune e un coordinamento delle politiche fiscali e previdenziali. L’origine della crisi dell’euro sta nello stesso trattato istitutivo dell’Unione Economica e Monetaria (UEM): si sperava che le regole (rigide) definite a Maastricht e le loro successive modificazioni (Fiscal Compact) avrebbero consentito ai Paesi dell’Eurozona una crescita forte ed equilibrata. Ma senza un comune ombrello protettivo  ogni Paese risponde da solo dei debiti del suo Governo, delle sue banche, delle sue imprese con la conseguenza che l’assenza di aiuti da parte di Bruxelles e Francoforte provoca l’aumento dei tassi d’interesse, la rarefazione del credito, l’arresto della crescita. Senza una reale unione economica Paesi forti sempre più forti, Paesi deboli sempre più deboli! Le singole economie nazionali troppo diverse fra loro, i cicli economici troppo asimmetrici e il fattore di mobilità molto basso. La moneta unica inevitabilmente avvantaggia i Paesi entrati nell’Unione in una situazione più competitiva (debiti pubblici moderati, migliore organizzazione della produzione e del lavoro, amministrazione pubblica e giustizia più efficienti) e danneggia quei Paesi con finanza pubblica allegra e in forte ritardo sulle riforme. L’Italia, non in regola con i parametri su deficit e debito fissati a Maastricht, per entrare nell’Eurozona ha pagato un prezzo enorme con il cambio lira-euro troppo alto “imposto” a Prodi e Ciampi dalla Germania a difesa delle proprie esportazioni. Un perverso sistema di cambi fissi che impone ai Paesi in deficit l’onere dell’aggiustamento, a danno della crescita, e non chiede alcun impegno di solidarietà ai Paesi in surplus (Germania). La nostra competitività che fra il 1970 e il 1995 aveva consentito la crescita della produzione industriale si è così volatilizzata. Nel 2002 il nostro reddito pro capite era del 20% superiore alla media dell’area euro, oggi è del 20% sotto la media, con aumento della disoccupazione all’11,6%, contro il 4,1% della Germania. Negli ultimi otto anni, il Pil (la ricchezza...

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IL  FUTURO  INCERTO  DELL’ EUROPA  

Posted by on Gen 14, 2017 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su IL  FUTURO  INCERTO  DELL’ EUROPA  

IL  FUTURO  INCERTO  DELL’ EUROPA  

Si è concluso per l’Unione europea un anno turbolento che ha segnato fortemente la credibilità delle istituzioni comunitarie, dai problemi legati alla sicurezza con gli attentati di Bruxelles e Nizza alla emergenza umanitaria dei migranti e il controverso accordo con la Turchia, dal voto di protesta di Brexit alla crisi economica e finanziaria dell’eurozona. Questioni cruciali che ripropongono anche per l’anno appena iniziato la fragilità dell’azione politica di Bruxelles. E’ latitante da tempo una governance  in grado di garantire una presenza incisiva dell’Unione sullo scacchiere internazionale, manca un progetto per una crescita economica equilibrata con creazione di lavoro e di occupazione e con un mercato interno meno ingessato. Un inquietante immobilismo che, alimentato da sterili egoismi nazionali e da protagonismi economici, rende sempre più incerta la mission   dell’Europa quale soggetto di propulsione e mediazione nel processo di pace nel mondo. Rischia di svanire il sogno dei Padri fondatori per un’Europa unita, fattore di stabilità negli equilibri politici mondiali e risposta alle derive nazionaliste. Sullo sfondo di una situazione povera di prospettive reali, l’euroscetticismo trova crescenti consensi, complice il disagio sociale. E c’è chi, sull’onda di un diffuso populismo,  minaccia di uscire dall’Europa ignorando colpevolmente le tragiche pagine di storia del recente passato. Eloquente il  pensiero espresso sulle colonne del Corriere da Sergio Romano che, censurando certe  fughe in avanti di alcuni leader politici di casa nostra, ha rievocato le motivazioni storiche della scelta fatta dall’Italia post bellica: “abbiamo creduto nell’unità europea perché ci permetteva di riemergere dalla sconfitta, dava un senso alla nostra tardiva e imperfetta unità nazionale, ci spronava a fare ciò che da soli non saremmo riusciti a realizzare”. La situazione in cui versa l’Europa evidenzia una profonda crisi politica. Si è perso troppo tempo nell’inseguire miseri compromessi intergovernativi perdendo di vista l’accelerazione del fenomeno della globalizzazione. La vera sfida attuale è “evitare che il presente uccida il futuro”!  E’ in gioco la sostenibilità del sistema europeo nel lungo periodo: maggiore coordinamento delle politiche di bilancio ed economiche, unione bancaria e fiscale, riduzione dei disavanzi pubblici. La centralità delle istituzioni europee nel processo decisionale è fondamentale, ma la sua realizzazione sarà assicurata solo se gli Stati membri saranno in grado di esprimere una ritrovata coesione. Ognuno dovrà fare responsabilmente la sua parte per l’ Europa del futuro, “unita nella diversità”. Il prossimo marzo si celebrano i 60 anni dei Trattati di Roma, punto di partenza del processo della costruzione politica europea. Su questa prospettiva storica va incardinata un’ Europa rinnovata nella sua identità e nei suoi valori fondanti per l’affermazione di un ruolo primario sulla scena globale. Sarebbe auspicabile una revisione dei Trattati dell’Ue per il rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo e l’elezione diretta del Presidente della Commissione superando così  l’attuale deficit di democrazia. Voltare pagina anche sul piano  economico combinando le prescrizioni rigorose del Patto di stabilità e crescita con la spinta agli investimenti aggregati per dare finalmente un segnale  alla ripresa della stagnante economia. Il tempo delle parole è finito! Polemizzare,  litigare, rinviare è esercizio di puro autolesionismo che rischia di svuotare il comune serbatoio della storia e della millenaria civiltà del Vecchio Continente. Le soluzioni comuni richiedono spirito inclusivo e collaborativo. E’ tempo di scelte coraggiose, condivise. Ma la politica europea saprà  esprimere una leadership degna del...

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IL DIFFICILE RAPPORTO FRA FISCO E CONTRIBUENTE

Posted by on Dic 5, 2016 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su IL DIFFICILE RAPPORTO FRA FISCO E CONTRIBUENTE

IL DIFFICILE RAPPORTO FRA FISCO E CONTRIBUENTE

Sempre in salita, con reciproca diffidenza, il rapporto fra Fisco e  contribuente dopo l’approvazione del  recente decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2017. Un provvedimento complesso, molto articolato, con una lunga serie di misure finalizzate, almeno nell’ intento del Legislatore, a rendere  la vita meno difficile a imprese e famiglie.  Ma la strada verso un Fisco più semplice è lunga! Ancora una volta è caduto nel vuoto l’appello di Ezio Vanoni, storico Ministro delle Finanze degli Anni Cinquanta per “un ordinamento tributario conoscibile nelle forme e comprensibile nei contenuti”. Da anni si opera con una frantumazione della legislazione tributaria e  un confuso proliferare della normativa  che è causa non solo di uno scadimento qualitativo della legislazione ma anche della potenziale ignoranza della legge, con grave pregiudizio della certezza del diritto, divenuta una chimera! E il decreto fiscale approvato dal Parlamento a supporto della manovra finanziaria è l’ennesima … opera incompiuta!  Si colgono pochi timidi segnali di semplificazione: dalla “tregua estiva” per atti e scadenze alla soppressione del tax day  del 16 giugno, con il solo pagamento di Imu e Tasi e lo spostamento a  fine mese dell’acconto Irpef, Ires, Irap. Ma lo spacchettamento del tax day non elimina il … rischio ingorgo perché  sembra mancare un disegno organico di razionalizzazione della intrigata giungla di balzelli e tasse e relativi vincoli amministrativi.  Parlare infatti di semplificazione fiscale e introdurre per i soggetti Iva otto fastidiosi adempimenti (lo “spesometro trimestrale” con quattro invii delle fatture emesse e ricevute oltre a quattro invii trimestrali delle liquidazioni Iva) significa frapporre altri ostacoli sulla strada della “efficienza, trasparenza e certezza”, principi amministrativi affermati nello Statuto del contribuente. Cresce il disagio degli operatori, mobilitati a Roma per il 14 dicembre, per obblighi fiscali che non solo disattendono le numerose e continue promesse di semplificazione ma  “contribuiscono a complicare ulteriormente il funzionamento del  sistema fiscale in Italia”. Un aggravio notevole di lavoro che pone la questione di un  “bilanciamento” tra l’eliminazione di adempimenti palesemente privi di efficacia operativa (intrastat, black list, ecc.) e l’introduzione di nuove dispendiose misure. Non c’è dubbio che l’evasione in Italia, soprattutto per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto, abbia raggiunto livelli da maglia nera in Europa. Siamo il Paese con maggior numero di partite Iva aperte, oltre mezzo milione all’anno, molte delle quali dedite alla …  “finanza creativa” con  rilevante  imponibile sottratto a tassazione, anche sul versante delle imposte dirette. La lotta all’evasione fiscale è la ragione d’essere di un sistema tributario e, più in generale, di una sana economia. Chi non paga il debito d’imposta fruisce di una rendita che altera la concorrenza e il mercato. Ma è pur vero che un serio contrasto all’evasione fiscale non va condotto con una strategia moltiplicatrice degli adempimenti. Aumentare gli obblighi non frena l’evasione! E cancellarli dopo il loro esito negativo mina la credibilità di ogni intervento. Ciò di cui il Paese ha bisogno, soprattutto in un periodo di stagnante ripresa economica, è un fisco semplificato che oltre a ridurre il più possibile il prelievo, sostenga la crescita, sia equo e renda difficile l’ evasione e l’elusione attraverso le numerose ed efficienti banche dati di cui l’Amministrazione finanziaria dispone. Un patrimonio informativo notevole che consente di eseguire una selezione intelligente e preventiva per individuare i contribuenti  a rischio da sottoporre a controllo, in un’ottica di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa. Si ponga quindi fine alla incessante richiesta di informazioni che creano alle imprese costi non riscontrabili in altri Paesi dell’Ue. Abbia termine la stagione delle tante modifiche, interpretazioni, rettifiche della normativa tributaria, dei tanti  “rimedi a singhiozzo”! Combattere l’evasione attraverso la… lotta...

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