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EUROPA, SVEGLIATI!

Posted by on Set 12, 2025 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su EUROPA, SVEGLIATI!

EUROPA, SVEGLIATI!

“L’Europa deve lottare per un continente che viva in pace, libero e indipendente. Oggi lancio un appello all’unità tra gli Stati membri, tra le istituzioni dell’Ue, tra le forze democratiche europeiste di questo Parlamento per il nostro futuro, a difesa dei nostri valori, delle nostre democrazie.” E’ questo il passaggio chiave del discorso pronunciato dalla Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen sullo stato dell’Unione davanti all’emiciclo dell’Europarlamento, a Strasburgo. In un contesto internazionale sempre più incerto, dove si profila minaccioso uno scontro per un nuovo ordine mondiale basato sul potere, deve emergere una “nuova Europa” padrone del proprio destino. Un’Europa necessaria “per ricostruire la centralità del diritto internazionale”, ritrovare la prospettiva del multilateralismo e non soccombere ai regimi autocratici. Parole di grande effetto per rilanciare il progetto di un’Europa unita, pieno di idealismo ma anche di concretezza, disegnato dai Padri fondatori dell’Europa dopo i lutti e le distruzioni della seconda guerra mondiale. Ma sono parole lontane da una realtà comunitaria particolarmente difficile e disomogenea a livello istituzionale. Non c’era bisogno di aspettare l’ondata di proteste che ha preso di mira Ursula Von der Leyen sulla questione dei dazi per sapere che l’Unione europea è nella fase di maggiore difficoltà della sua storia. Per anni l’Unione europea, come ha osservato Mario Draghi al recente Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e forza contrattuale nelle relazioni commerciali internazionali. Abbiamo dovuto rassegnarci ai diktat imposti dal tycoon americano, compreso l’aumento della spesa militare, abbiamo dato il maggiore contributo finanziario alla guerra in Ucraina in cambio di un ruolo abbastanza marginale nei negoziati di pace. Europa spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava. Non sorprende quindi il crescente scetticismo nei confronti di un’ “Europa sonnambula” che sembra non ricordare i suoi principi fondanti: democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità, equità. Una Unione di 27 Paesi a volte allo sbando, in cui ognuno va per conto suo per i propri interessi: dall’Ungheria del filorusso Viktor Urban alla Slovacchia del premier Robert Fico fotografato felice e orgoglioso in Cina, alla cerimonia per l’80mo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, con il sanguinario Putin.   Europa, svegliati! L’Unione è poco attrezzata in un mondo dove geo-economia, sicurezza e stabilità delle fonti di approvvigionamento ispirano le relazioni commerciali internazionali. E’ fortemente precario l’assetto istituzionale con la sua burocrazia, con i suoi vincoli, senza meccanismi di decisione a maggioranza. Distruggere l’integrazione europea per tornare alla sovranità nazionale non farebbe altro che esporci ancor di più al volere delle grandi potenze. Non più inermi spettatori ma comprimari sulla scena mondiale.  Per affrontare le sfide di oggi l’Ue deve progredire nell’integrazione bancaria e finanziaria, mutare la sua organizzazione politica che è inseparabile dalla sua capacità di raggiungere i suoi obiettivi economici e strategici. E le riforme in campo economico restano condizione necessaria: da quella del mercato interno con la rimozione delle tante barriere e degli ostacoli normativi a quella tecnologica con forme sempre maggiori di integrazione, ricorrendo a un finanziamento comune per obiettivi condivisi (“cooperazioni rafforzate”).    In un mondo che ha smarrito la bussola della storia, serve un’Europa che non sia solo una sommatoria di Stati membri, ma un corpo politico con una sua precisa identità, capace di agire. E’ ora di dire basta alla fiction della sovranità per giustificare un pericoloso immobilismo. Inaccettabile giocare con 27 bandierine e zero decisioni a causa di un anacronistico diritto di veto. Un Risiko da cestinare. Il rischio è semplice da spiegare, ma drammatico da...

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I DAZI: LE CAUSE DI UNA STUPIDA GUERRA

Posted by on Ago 4, 2025 in Sull'Europa | Commenti disabilitati su I DAZI: LE CAUSE DI UNA STUPIDA GUERRA

I DAZI: LE CAUSE DI UNA STUPIDA GUERRA

I giochi sono fatti, “rien ne va plus”. Si è fermata sul 15 la roulette dei dazi nel resort di Donald Trump a Turnberry, in Scozia. Dopo settimane di trattative febbrili, condotte sul filo di ricatti, minacce e bluff spudorati, il tycoon americano ha imposto alla malconcia e arrendevole Unione europea la legge del più forte: un balzello del 15% per le importazioni europee oltreoceano. Dal 7 agosto scatteranno le nuove misure. Una “doccia scozzese” per l’economia del Vecchio continente. Un macigno accettato senza alcuna reale giustificazione economica, a difesa di una presunta stabilità dal prezzo altissimo per imprese e lavoratori di tutta Europa. Il patto smaschera la ipocrisia di chi, a parole, difende il multilateralismo, ma di fatto impone un accordo che viola le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). “La più stupida guerra commerciale della storia”, secondo l’autorevole giornale economico Wall Street Journal. Una guerra proclamata con il “Liberation Day” del 5 aprile che parte da lontano e che nasconde cause profonde e diverse: da arma geopolitica di pressione e di negoziato con Messico, Canada e India sul variegato fronte dei flussi migratori, del narcotraffico e della politica estera (veri diktat) a strumento di difesa del protezionismo in risposta ai guasti della globalizzazione che nel 2008 aveva causato la crisi finanziaria dei subprime con le banche salvate da Bush e Obama a spese dei contribuenti, e in primis della classe operaia americana. La parabola politica di Trump con la sua contestata “logica della reciprocità” in materia commerciale affonda le sue radici in quei traumi sociali di massa. Tecnocrati e accademici da allora sono stati percepiti come inaffidabili, venduti agli interessi dei veri vincitori della globalizzazione, quelle grandi imprese che continuano a volere le frontiere aperte a merci e persone (nel caso dell’immigrazione, per sfruttare la manodopera straniera a buon mercato).Ma dietro al ricatto all’Europa, con un accordo totalmente asimmetrico, si nasconde la causa di fondo della strategia economico-politica di Donald Trump: l’enorme debito USA. Problema di grande dimensione che poco si concilia con il suo slogan sbandierato nella sua campagna elettorale del 2016 e quella del 2024: Make America Great Again – MAGA (“Rendiamo l’America di nuovo grande”). Dall’inizio del secondo mandato, l’inquilino della Casa Bianca si sta dimostrando profondamente consapevole della grande vulnerabilità americana con il punto estremo al quale è giunto il ciclo del debito dell’ultimo quarto di secolo. Il governo federale è passato da conti in attivo alla fine dell’amministrazione Clinton (2001) a un deficit sempre più profondo prodotto ad ogni svolta della storia di questi tre decenni: la recessione con lo scoppio della bolla di Internet (“Nasdaq”) e l’11 settembre, il costo delle guerre in Iraq e Afghanistan, la recessione per il crash di Lehman e i costi della crisi bancaria, gli effetti conseguenti al Covid, infine le politiche industriali di Joe Biden. Ogni situazione straordinaria genera nuovi deficit. Sui conti pubblici si scaricano le contraddizioni del Paese.Quasi due terzi di tutto il debito pubblico esistente oggi al mondo, in valore, è debito pubblico americano (37mila miliardi di dollari su 59mila miliardi), con rinnovi e nuove emissioni di titoli per circa 10mila miliardi all’anno: un livello pari al 30% del pil. Allarmante l’ultimo rapporto dell’Ocse sul debito pubblico nel mondo: gli Stati Uniti hanno di gran lunga la maggiore necessità di rifinanziamento fra le 38 democrazie avanzate del club. Metà dei titoli emessi per coprire nuovo deficit nel mondo nel 2025 saranno titoli del Tesoro americano. Ma come evitare una crisi del debito senza chiedere sacrifici agli elettori, senza toccare gli interessi delle oligarchie economiche e dei grandi finanziatori dei repubblicani? Da qui...

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LA SOLITUDINE DELL’ANZIANO

Posted by on Lug 9, 2025 in La nostra Società | Commenti disabilitati su LA SOLITUDINE DELL’ANZIANO

LA SOLITUDINE DELL’ANZIANO

E’ scattato il primo esodo estivo, milioni di italiani in viaggio verso le località turistiche. Si rinnova l’annuale rito delle vacanze con la fuga verso mare e monti, con le città che si andranno sempre più spopolando. Un fenomeno sociale di forte impatto sulle condizioni di vita degli anziani che restano in città. Fa riflettere l’ultimo rapporto della Caritas sulle tante emergenze sociali, un impietoso squarcio sulle realtà nascoste della nostra società che “facciamo finta di non vedere, rimuovendole subito”. Sempre più “aggressivo” nelle città il nemico invisibile: la solitudine, compagna triste e silenziosa di tante persone. In dieci anni è raddoppiato il numero degli anziani che vivono da soli, bisognosi di un aiuto, una persona su quattro è in una condizione di povertà cronica. Caritas ricorda che l’Italia è al settimo posto in Europa per incidenza di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale, una condizione presente soprattutto tra gli anziani in solitudine. Il numero degli anziani non autosufficienti è ormai di tre milioni e crescerà a dismisura come effetto della diffusione delle malattie croniche legate all’avanzare dell’età. Aumentano i nuclei monofamiliari che in soli vent’anni sono passati a Milano, in particolare, dal 45 al 57 per cento del totale. La maggior parte degli anziani è femminile. L’Italia è il secondo Paese al mondo più vecchio, dopo il Giappone, con una speranza di vita tra le più elevate. In Europa siamo il Paese con la percentuale più alta di cittadini con età pari o superiore a 65 anni (23,5%) e più bassa di giovani (13,2%). ll crescente “inverno demografico” con un indice di natalità al ribasso ci consegna una prospettiva di ulteriore crescita della parte più anziana della popolazione. Il futuro vedrà anziani sempre più soli, perché aumenteranno ancora le famiglie senza figli, non solo per la diminuzione delle nascite, ma anche per la fuga dei giovani all’estero in cerca di un lavoro e di prospettive occupazionali migliori. Poco incoraggianti le previsioni: nei prossimi vent’anni dieci milioni di italiani vivranno da soli, quasi una persona su cinque. Per gli over 65 si passerà dagli attuali 4,2 milioni a 6,1 milioni. E’ inquietante il disagio sociale degli anziani, espressione delle tante contraddizioni in cui vive la società contemporanea, sensibile alle sagre dell’effimero ma indifferente ai bisognosi di ascolto. La solitudine è isolamento, mancanza di affetti, di sostegno concreto e psicologico, tanto più grave perché subita. Senza uno status sociale la persona tende inesorabilmente a isolarsi, a escludersi da un mondo che non gli appartiene, così diverso dal “piccolo mondo antico” dei suoi ricordi, abitato da uomini e donne con un cuore e con un progetto d’amore da condividere. L’anziano che resta solo in città sconta la nuova struttura della famiglia che, da patriarcale e numerosa che era nella società contadina, si è ridotta spesso a un mononucleo, disgregata e poco munita, e comunque poco attenta alla figura del nonno. Privo di amicizie che il tempo e le contingenze hanno cancellato e senza una vera copertura affettiva a livello familiare, l’anziano, con l’aumentare degli anni, con il calare delle forze e con il sopraggiungere di malattie debilitanti, oltre a un inesorabile declino cognitivo, sente sempre più incombente la fragilità fisica, il peso della vita, la sottile voglia di…togliere il disturbo. Una desolante sconfitta per una società che non ha saputo soddisfare i suoi bisogni di protezione, le sue aspettative di sicurezza e di appartenenza, calpestandone la memoria storica, la ricchezza interiore di valori, l’identità sociale. Quale futuro nella solitudine? Come curare questo insidioso male sociale? Di fronte alle paure della vecchiaia l’antidoto resta quello naturale, quello di sempre:...

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QUALE FUTURO PER I DIPLOMANDI ?

Posted by on Giu 22, 2025 in La nostra Società | Commenti disabilitati su QUALE FUTURO PER I DIPLOMANDI ?

QUALE FUTURO PER I DIPLOMANDI ?

Si avvicina a grandi passi l’esame di maturità dell’anno scolastico 2024-2025. Mercoledi 18 giugno 500mila studenti (più di seimila in Provincia di Varese) affronteranno la prima prova scritta, dopo aver vissuto fra paure ed ansie la “notte prima degli esami”, celebrata in musica da Antonello Venditti. Al termine del ciclo scolastico, arriva il primo vero carico di responsabilità, un appuntamento importante per scelte post diploma capaci di segnare il percorso della vita. Fra incognite e speranze, si è chiamati a gettare le basi su cui costruire il proprio futuro, prendendo decisioni consapevoli. Ma al di là degli aspetti legati a convenienze economiche, opportunità occupazionali e professionali, non sempre è ben definita la capacità di un’indagine reale sul tipo di “soggetto lavorativo” che si vuole diventare. Torna alla ribalta il problema di sempre. La necessità di una scuola pubblica che non si limiti a verificare l’apprendimento di nozioni uguali per tutti ma favorisca la conoscenza delle proprie inclinazioni, inserita in una società in grado di fornire a chiunque la possibilità di valorizzarle. Sotto accusa un modello scolastico basato su un “apprendimento mnemonico e nozionistico” che, se risponde all’esigenza di produrre risultati oggettivamente misurabili, non sempre contribuisce a formare persone consapevoli delle proprie capacità e aspirazioni, dunque facilitate nelle scelte post diploma. In un contesto del genere, non è escluso che si finisca per sbagliare strada e bruciare anni e opportunità. L’anello debole della catena è l’orientamento, quel processo che aiuta gli studenti a capire le proprie potenzialità, le proprie doti, le proprie aree di interesse, che favorisce lo sviluppo di competenze necessarie per affrontare il futuro, rafforzando le motivazioni e stimolando passione e impegno per lo studio. Un processo formativo-professionale per superare le difficoltà di dialogo tra il mondo della scuola e le imprese. Orientare gli studenti, prepararli alle scelte che affronteranno nel futuro, anche con il supporto dei loro insegnanti, diventano passaggi fondamentali a vantaggio dei ragazzi e delle loro famiglie innanzitutto, ma anche del sistema imprenditoriale locale. Una efficace apertura verso il mondo delle imprese per avvicinare scuola e lavoro, un “dialogo” che a Varese si è concretizzato con il recente Talent Day promosso da Confindustria alle Ville Ponti dove 350 studenti degli Istituti tecnici economici e industriali del territorio hanno potuto confrontarsi direttamente con i responsabili delle risorse umane e imprenditoriali di 25 aziende di Varese e provincia. Una significativa opportunità offerta a tanti ragazzi in procinto di diplomarsi, giunti a un bivio importante per il proprio avvenire: entrare a far parte del mondo del lavoro o proseguire negli studi universitari e completare il percorso formativo. Ed è estremamente importante “costruire” in ogni ragazzo certezze per scelte consapevoli, allontanando dubbi e salti nel vuoto. Per gli studenti che intendono proseguire gli studi iscrivendosi a un corso universitario, il nodo del dibattito è metterli in condizione di portarli a termine. Secondo il rapporto 2025 di AlmaLaurea sul “Profilo dei diplomati e loro esiti a distanza dal diploma”, i problemi con l’Università iniziano già dopo dodici mesi dall’iscrizione con un forte abbandono. Il motivo principale dietro questa inversione di rotta risiede in una insoddisfazione, rispetto alle aspettative iniziali, per le discipline insegnate, speso ritenute poco interessanti, o per le difficoltà riscontrate in fase di accesso. Conclude gli esami e dà la tesi nei termini il 58,7% dei laureati del 2024. Dati su cui riflettere in un Paese dove l’ascensore sociale rimane bloccato. Un rebus infinito con soluzioni sempre più difficili che allontanano tanti ragazzi da una seria prospettiva di lavoro. Non lascia margini di commento il rapporto annuale Istat presentato in questi giorni alla Camera dei Deputati: analizzata in...

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DICHIARAZIONE DEI REDDITI AL VIA

Posted by on Mag 22, 2025 in Fisco e Soldi | Commenti disabilitati su DICHIARAZIONE DEI REDDITI AL VIA

DICHIARAZIONE DEI REDDITI AL VIA

Parte la stagione fiscale delle dichiarazioni dei redditi. Una maratona delle tasse che interessa 40 milioni di italiani. Sul sito web dell’Agenzia delle Entrate, terminata la fase di consultazione e verifica dei dati precaricati dall’Amministrazione finanziaria, da giovedi 15 maggio, le dichiarazioni dei redditi precompilate, modello 730 o Redditi PF (Persone fisiche), possono essere ufficialmente inviate all’Agenzia direttamente dal contribuente o da un suo delegato. Secondo le previsioni, il 62% provvederà all’invio in autonomia, direttamente on line. Prima dell’invio, è possibile modificare o integrare i dati già presenti nel modello che l’Agenzia ha predisposto incrociando i dati presenti nella banca dati dell’Anagrafe tributaria con quelli ottenuti da banche, assicurazioni e dagli operatori tenuti all’invio attraverso il sistema della tessera sanitaria. Sono circa 1 miliardo e 300 milioni le informazioni utilizzate per la precompilata 2025. Le spese sanitarie si confermano in testa alla classifica con oltre 1 miliardo di documenti fiscali. Seguono i premi assicurativi (più di 98 milioni di dati), le certificazioni uniche di dipendenti e autonomi (quasi 75 milioni) e i bonifici per ristrutturazioni (oltre 10 milioni). Dal 30 aprile scorso, quando i modelli sono stati resi disponibili “in solo lettura”, si sono registrati circa 4.500.000 accessi all’applicativo, un risultato che supera di circa il 25% quello registrato lo scorso anno, a conferma del crescente “indice di gradimento fiscale” da parte dei contribuenti. Per chi può presentare il 730 è attiva anche quest’anno la modalità di compilazione semplificata, un’interfaccia semplice che guida l’utente alla visualizzazione e alle eventuali modifiche, senza dover conoscere quadri e righi. C’è tempo fino al 30 settembre per inviare il modello 730 e fino al 31 ottobre per Redditi PF. Ci saranno però solo pochi giorni per l’invio della dichiarazione dei rediti in tempo per ottenere l’eventuale rimborso Irpef nella busta paga di luglio, o per i pensionati con il cedolino di agosto. La time line fissa infatti la prima scadenza utile al 31 maggio. La seconda, che consentirà di ottenere le somme nella busta paga di agosto (ottobre per i pensionati) è fissata al 20 giugno. Una volta inviato il 730 parte il flusso di comunicazione fra Fisco e sostituti d’imposta con la elaborazione del prospetto di liquidazione degli importi a credito o a debito. La trasmissione anticipata del modello taglia i tempi di attesa del rimborso. Ogni contribuente potrà accedere direttamente alla propria dichiarazione tramite il Sistema pubblico per l’identità digitale (Spid), i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (Fisconline), oppure utilizzando la Carta nazionale dei servizi (Cns) o la Carta di identità elettronica (Cie). Potranno utilizzare il modello 730 lavoratori dipendenti e pensionati e chi nel 2024 ha percepito redditi di terreni, fabbricati, capitale e lavoro autonomo (senza obbligo di partita iva). Confluiscono nel 730, per effetto delle novità introdotte dalla riforma fiscale, anche i redditi soggetti a tassazione separata, e imposta sostitutiva , le plusvalenze di natura finanziaria. Inoltre, nel 730 possono essere indicati anche gli immobili esteri e le attività di natura finanziaria (quadro W). Se il 730 precompilato viene accettato senza modifiche non ci saranno controlli relativi ai documenti delle spese inserite. Diventa sempre più cospicuo il flusso dei dati a disposizione del Fisco ai fini della precompilata che, partita nel 2015, dopo un rodaggio iniziale di alcuni anni, sta entrando da protagonista nel non facile rapporto con il contribuente. A testimoniare il successo di questa operazione sono i numeri forniti dall’Agenzia delle Entrate: 1 contribuente su 4 lo scorso anno ha inviato la dichiarazione così come predisposta. Nel 2024 sono aumentate le dichiarazioni dei redditi inviate in “modalità fai-da-te” dal sito delle Entrate. Sono stati oltre 2,8 milioni...

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