IL SOGNO DI DE GASPERI A SESSANT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA
19 agosto 1954 : a Sella Valsugana, a 73 anni, moriva Alcide De Gasperi, uno dei Padri fondatori dell’Europa, « un europeo prestato all’Italia ». Con il francese Schuman e il tedesco Adenauer ha scritto una delle pagine di storia più importanti del XX secolo, contribuendo a ricucire le sanguinose lacerazioni del passato fra gli Stati del Vecchio continente e a gettare il seme per una « comunità spirituale di valori e di civiltà ». A sessant’anni dalla scomparsa, la lezione europea di De Gasperi è di grande attualità. Il suo fu un europeismo illuminato che seppe bene interpretare le aspirazioni di pace e di democrazia dei popoli europei dopo gli anni bui della guerra. Era convinto che il superamento dei nazionalismi e dei totalitarismi passasse attraverso la costruzione di una comune casa europea, espressione di valori condivisi. Per l’Europa non ci sarebbe stato un futuro se non si fossero spenti i focolai degli egoismi nazionali, se non si fosse avviato un processo di unificazione politica. E’ alla Conferenza di Pace del 1946 a Parigi che inizia la storia politica di Alcide De Gasperi al servizio del Paese quando, davanti ai ventuno delegati delle Potenze vincitrici, pallido in volto, con dignità profonda e l’angoscia nel cuore, pronuncio’ poche ma significative parole : «Sento che qui tutto è contro di me, tranne la vostra personale cortesia ». Fu il vero artefice della ricostruzione nazionale. Rimase al potere otto anni : un periodo di contese e forti tensioni sociali. Per il suo senso dello Stato e la sua lucidità d’azione fu paragonato a Cavour. Coraggiosa la scelta operata nel maggio 1947 di allontanare dal Governo socialisti e comunisti, dettata da una precisa esigenza politica : per la ripresa dell’economia, occorreva dare all’Occidente un segnale forte, senza tentennamenti ideologici. Ebbe così inizio la proficua intesa governativa con Luigi Einaudi per l’attuazione di quella politica liberale che fu alla base del miracolo economico alla fine degli Anni Cinquanta. Fece crescere l’Italia con gli aiuti del Piano Marshall e le restituì prestigio a livello internazionale facendola partecipare alla NATO, nonostante la lunga e accesa battaglia parlamentare. Con mano sicura, porto’ l’Italia fuori dalle lacerazioni morali e materiali causate dalla disfatta bellica. La firma a Parigi, il 18 aprile 1951, del Trattato istitutivo della CECA , Comunità economica del carbone e dell’acciaio, segno’ una svolta importante nella storia del Vecchio continente. Vinti e vincitori della Grande Guerra si trovarono uniti per disegnare , con unità di intenti e di azione, un comune percorso di pace e progresso per l’Europa. Il suo impegno a favore dell’unficazione politica europea si concretizzò con il disegno della Comunità europea di difesa (CED). Quando, nell’aprile 1954, l’Assemblea Nazionale francese rifiuto’ di ratificarne il Trattato istitutivo, Alcide De Gasperi, che si avviava alla fine dei suoi giorni terreni, con amareza dichiarò : « Meglio morire che non fare in Europa la Comunità di difesa !» Era per lui la fine di un sogno ! Alcide De Gasperi porto’ nella politica una misura morale rigorosa, espressione della sua coscienza, della sua onestà intellettuale, della sua integrità di vita. Non esercito’ mai il potere per il potere. Morì povero com’era vissuto. Ed era vissuto in piena solitudine, anche all’interno del suo stesso partito, forte della sua incrollabile fede in Dio. Non aveva bisogno di nessuna mediazione terrena di curiali per sentirsi vicino a Dio, cosi’ profonda era la sua religiosità ! La sua statura politica, la sua dignità di Uomo di Stato, non ammettevano nessuna interferenza nell’azione di governo, nemmeno dal Vaticano, all’ombra del quale, peraltro, come cattolico era creciuto, convinto assertore della divisione dei ruoli fra l’Uomo di Chiesa e l’Uomo di Stato, sulla scia ...
Read MoreCONVEGNO: LA VITA VA VISSUTA E NON VA…BEVUTA!
“La vita come valore: conoscerla, amarla, e apprezzarla sempre! Questa consapevolezza è la vera marcia in più di chi vuole salvare la propria vita ed evitare lutti e dolori alla propria famiglia”. In questa dichiarazione, resa fra la commozione generale da Alessio Tavecchio, paraplegico a seguito di un incidente motociclistico a 23 anni, è racchiuso il film del Convegno “I Giovani e la sicurezza stradale-Le stragi del sabato sera” svoltosi sabato 19 gennaio, presso il Salone Estense del Comune di Varese. Organizzato dai Lions Club Varese Sette Laghi e Lonate Pozzolo Brughiera, in collaborazione con l’Associazione Nazionale della Polizia di Stato e il SAP di Varese e con il patrocinio del Comune di Varese, il Convegno per la rilevanza sociale del tema in discussione, ha registrato una grande partecipazione di pubblico, anche giovanile. Con l’intervento del Governatore del Distretto Lions 108 Ib1, Norberto Gualteroni, al Convegno hanno portato il loro saluto il Questore di Varese Danilo Gagliardi, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Alessandro De Angelis, il Direttore Generale dell’ASL di Varese Giovanni Daverio e il Comandante della Polizia locale Antonio Lotito. Per il Comune di Varese è intervenuto l’Assessore alla Polizia locale e sicurezza Carlo Piatti. Nel corso del Convegno, introdotto dall’Addetto stampa distrettuale Antonio Laurenzano e moderato dal Direttore di Rete 55 Matteo Inzaghi, sono state analizzate -attraverso le otto relazioni in programma- gli aspetti più significativi legati alla stragi del sabato sera. “Una cronaca senza fine, ha commentato Laurenzano. un bollettino continuo di morti e feriti sulle strade. Tanti ragazzi e ragazze che, nel cuore della notte, andando incontro a un assurdo destino, spezzano tragicamente la loro vita lasciando nella disperazione i propri genitori, derubati di sogni e speranze. E una vita troncata in giovane età è un problema sul quale interrogarsi.” Nell’aridità dei numeri presentati dalla Commissione europea alla Quarta Giornata della sicurezza stradale, lo scorso luglio a Cipro, emerge una realtà impressionante, fatta di lutti e dolori. Nel 2011, ci sono state in Italia 3860 vittime, 972 delle quali, pari al 25%, con età inferiore ai 30 anni. “In Provincia di Varese, in particolare, pur non registrandosi vittime del sabato sera, nel 2012 sono state ritirate ben 186 patenti per stato di ebbrezza e per guida sotto l’influenza di droga”, ha dichiarato Alfredo Magliozzi, Comandante della Polstrada varesina. Gli incidenti stradali causati da consumo di alcol e di sostanze stupefacenti sono infatti la prima causa della mortalità giovanile. Lo hanno ricordato nei rispettivi interventi Ines Caneponi, Primo Dirigente Medico della Polizia di Stato della Questura di Milano, parlando dell’alcol, “il killer del sabato sera”, e Vincenzo Marino, Direttore del Dipartimento delle Dipendenze ASL di Varese, parlando di “consumo, abuso e dipendenza sostanze stupefacenti”. Il problema di fondo, la sua chiave di lettura, è la prevenzione. E’ su questo terreno che occorre intervenire. Da angolature diverse lo hanno affermato Paolo Soru, Psicologo-Psicoterapeuta, e Don Giorgio Spada, Cappellano della Polizia di Stato. E’ fondamentale ridestare nei giovani i grandi ideali, la passione civile per renderli protagonisti consapevoli del loro ruolo sociale. Coniugare la libertà con il senso del dovere per poterla vivere non come trasgressione ma come valore di grande significato. E in questo percorso, la famiglia e la scuola, assumono un ruolo centrale: dovranno “insegnare ai giovani l’arte del vivere”, nel segno di una rinnovata “alleanza educativa”. Non bastano le croci lungo le strade per fermare in tempo il tragico salto nel buio di tanti ragazzi! Bisogna far capire ai giovani che “la vita va vissuta e non…va bevuta!” e che alla guida di un’auto, si deve dare “la precedenza alla vita e non alla morte”!...
Read MoreDIECI ANNI DI EURO : LUCI E OMBRE
Le promesse non mantenute – Le cause di un compleanno …non celebrato L’euro ha compiuto dieci anni! Il 1° gennaio 2002, in un clima di generale entusiasmo, la moneta unica entrava nelle tasche di circa 300 milioni di europei, in 12 Stati membri dell’Unione europea, ponendo fine all’incertezza dei cambi e agli sbalzi inflazionistici. Un passaggio storico: il superamento di divisioni e rivalità del passato, un grande segno di pace, l’affermazione di una comune volontà dei popoli del Vecchio Continente di camminare insieme nella storia. Il primo significativo passo verso l’integrazione politica dell’Europa, il sogno di una vita di tanti europeisti. Ma è stato un compleanno sofferto, perché la moneta unica, che avrebbe dovuto garantire stabilità e crescita, è invece al centro del … fuoco concentrico delle speculazioni, anche politiche. Aspettative deluse, sogni infranti… per colpa di una crisi finanziaria, di una tempesta selvaggia dei mercati privi di automatismi equilibratori. Il 2011, in particolare, è stato l’annus horribilis per l’euro e la luce in fondo al tunnel è ancora molto lontana. All’atto della sua nascita, c’era “la promessa di un mondo bipolare, un equilibrio monetario, un sistema più equo e pluricentrico, meno vulnerabile agli shock unilaterali venuti dall’America”. Promessa tradita. L’euro doveva nel tempo divenire il naturale “rivale” del dollaro ma alla prima grande difficoltà, dai mutui subprime in America ai debiti sovrani in Europa, il progetto visionario di una moneta forte è miseramente crollato. E’ mancato un forte coordinamento delle politiche economiche dell’Uem (Unione monetaria europea), cioè un “centro di governo” della politica economica dell’Eurozona con compiti di supervisione delle politiche di bilancio degli Stati membri al fine di assicurare il rispetto dell’equilibri dei rispettivi conti pubblici. Non sarebbe scoppiato il “caso Grecia”! E’ mancata l’introduzione di nuovi strumenti di politica economica che soltanto ora, con colpevole ritardo, in presenza di una crisi devastante, vengono ipotizzati (fiscal compact, fondo salva stati, eurobond, ecc). Dentro la crisi si è colta l’assenza di quello “spirito europeo” che superasse gli egoismi e gli interessi nazionali come si prometteva al changeover, quando si caricava la moneta unica del compito di portare l’Unione verso la progressiva integrazione comunitaria. Forse si è pagata l’ambizione di imporre una “moneta senza sovrano”, senza uno Stato, nell’illusione che, attraverso il danaro uguale per tutti e una Banca centrale europea svincolata dai governi nazionali, partisse il volano che conduceva in fondo al traguardo degli “Stati Uniti d’Europa”, com’era nel sogno dei padri fondatori. A dieci anni dall’adozione della moneta unica, lo tsunami finanziario ha mostrato la grande miopia del Trattato di Maastricht, fondato su una valuta unica ma con sovranità molteplici! Sarebbe difficile oggi sostenere, con i capricci di Sarkozy e i diktat della Merkel, che gli europei- dopo dieci anni di moneta unica- siano più coesi, più consapevoli del destino condiviso, più fratelli dello stesso popolo. Un grave deficit di identità culturale e politica che incombe minaccioso sul futuro dell’Europa e cioè sull’idea stessa di un’Europa unita. Un populismo strisciante vorrebbe consegnare l’euro alla storia come la causa di tutti i mali nazionali ed europei. Si dimenticano però, soprattutto in Italia, i danni economici del passato legati alle svalutazioni in termini di crescente inflazione, agli alti tassi d’interesse, ai costi di transazione a livello internazionale. Un Paese semi-debole come il nostro è sceso da un debito (incontrollato, per la finanza allegra degli Anni Ottanta) del 122% del Pil nel 1994 al 104% del 2007 ed è passato da una economia inflazionistica, con un export drogato dalle svalutazioni a una manifattura competitiva basata molto sulla qualità. E’ incontestabile la perdita del potere d’acquisto del 39,7% subita in dieci...
Read MoreBILANCIO EUROPEO FRA AUSTERITA’ E…. MIOPIA ECONOMICA!
Il Consiglio europeo ha varato il budget 2014-2020 – Molti tagli e poca… crescita per i Paesi Ue Separati in casa! Chiusi tra opposti egoismi nazionali, lontani da ogni apertura verso un progetto unitario, i 27 Capi di Governo hanno varato il “bilancio dell’austerità” 2014-2020, il primo della storia dell’Unione a subire tagli: gli impegni di spesa scendono a 960 miliardi, con una variazione in meno rispetto al settennato precedente pari al 3,5%. Da Bruxelles è arrivata una cartolina di un’Europa politicamente piccola e miope. Un “bilancio rattrappito” attorno all’1% del Pil (negli USA supera il 22%), firmato dai Paesi membri dell’Ue che -riducendo la…taglia del bilancio comunitario- hanno preferito considerare i contributi nazionali più un costo che un investimento. Assurdo! In una economia recessiva, mentre il mondo per superare la crisi investe, l’Europa taglia! Con buona pace della crescita e della disoccupazione (12%)! Il futuro…può attendere. Tre i fronti in scontro: il Nord rigorista guidato da Gran Bretagna, Germania, Olanda, Svezia e Danimarca che chiedeva più tagli e difesa degli “sconti” alla contribuzione europea, il Sud con Francia, Italia e Spagna che voleva salvare la spesa per i fondi agricoli, il fronte dell’Est con Repubblica Ceca e Polonia che voleva salvare i fondi di coesione. Alla fine è’ prevalsa l’insolita alleanza anglo-francese, tutti… contenti: sono calate le spese nella ricerca, nelle infrastrutture tra paesi e nelle reti dell’energia. A decidere quantità e qualità delle spese e delle entrate dell’Ue non è stato un coerente e lungimirante progetto di costruzione europea ma la semplice e disordinata sommatoria di interessi nazionali in campo. Ancora una volta, a disegnare la rotta da seguire è stata la Germania “uber alles” di Angela Merkel sempre meno sensibile al valore aggiunto offerto dalla dimensione europea e sempre più convinta che….”nazionale è bello”! La storia da quelle parti non ha insegnato nulla!…. Quello che ha più colpito gli analisti europei nell’equazione del rigore contabile è stata la miopia delle scelte: ritoccate al ribasso tutte le rubriche di spesa mirate a rilanciare crescita e competitività, in grado cioè di mettere l’industria europea al passo con la concorrenza globale. Abbassate le leve dello sviluppo, azzerate le aspettative di aumento della produzione e quindi della occupazione nella errata convinzione che gli investimenti interni agli Stati membri rendano di più rispetto a quelli made in Europa, perché più efficaci e controllati. Peccato che sia sfuggito un…particolare: ci vogliono economie di scala europee per ammortizzare al meglio i mega investimenti necessari per porsi all’avanguardia della innovazione, in un mondo globalizzato. Per riprendere il cammino della crescita occorre affiancare infatti al rigore del bilancio, affidato ai singoli Stati membri, la realizzazione di importanti investimenti coordinati a livello comunitario in quei settori strategici per i quali “l’unione fa la forza”: infrastrutture, tecnologia e ricerca. Solo così l’Ue potrà recuperare sui mercati internazionali credibilità all’esterno e coesione sociale al suo interno, mettendo il suo bilancio al servizio della solidarietà e della sostenibilità. Sul bilancio 2014-2020 incombe ora la bocciatura del Parlamento europeo. Sono compatte le quattro principali famiglie politiche che compongono l’Assemblea di Strasburgo: popolari, socialisti, liberali e verdi per le quali “il compromesso raggiunto dal Consiglio europeo non è assolutamente all’altezza delle sfide che ci attendono. Necessita un bilancio capace di sostenere la ripresa europea e contribuire a superare l’attuale crisi economica e finanziaria attraverso investimenti nella ricerca, nella formazione, nell’educazione e nella politica di sviluppo”. Eloquente il giudizio di Hannes Swoboda, capo dei socialisti: “Questo bilancio fa morire di fame l’Europa!” Dal voto dell’Europarlamento di Strasburgo, previsto in maggio, la risposta per scongiurare l’esercizio provvisorio (approvazione di bilanci annuali) e quindi...
Read MoreI LIONS E IL FUTURO DI MALPENSA
Intervento del Presidente di SEA Bonomi all’Assemblea del Distretto 108 Ib1 Il lionismo distrettuale è…atterrato a Malpensa, punto d’incontro di razze, etnie e religioni diverse, luogo simbolo della vicinanza fra i popoli della terra che evoca quei sentimenti di fratellanza universale che costituiscono la missione dei Lions nel mondo. Sabato 29 ottobre, allo Sheraton Hotel dello scalo intercontinentale, si è tenuta l’Assemblea d’Autunno del Distretto Lions 108 Ib1 convocata dal Governatore Danilo Guerini Rocco. Un incontro al quale hanno partecipato le più alte cariche istituzionali della Provincia, a conferma della vicinanza del lionismo al territorio e alle istituzioni che lo rappresentano, nello spirito di una proficua collaborazione. Lo ha rilevato nel suo saluto il Prefetto di Varese, Giorgio Zanzi: “E’ meritoria l’azione dei Lions : il vostro impegno, i vostri service a favore dei più bisognosi sono testimonianza di grande sensibilità civica alla quale guardiamo con ammirazione”. E’ stata un’Assemblea d’Autunno innovativa, espressione di un lionismo che, con autorevolezza, vuole aprirsi alla società civile e dare concreta attuazione al principio di sussidiarietà. Un salto di qualità per affermare la sua centralità sociale nel promuovere la cittadinanza attiva. Un lionismo impegnato a suscitare dibattiti, fare opinione, divenire “cerniera” fra i bisogni della gente e il nuovo che avanza, “coniugando solidarietà e cultura del territorio”, come ha dichiarato il Governatore Guerini Rocco. Particolarmente atteso l’intervento del Presidente di SEA, la società che gestisce i due scali di Linate e Malpensa, Giuseppe Bonomi, che ha parlato di Malpensa. Un tema di grande attualità con le sue ricadute economiche e occupazionali che investono, in termini strategici, la Lombardia e l’intero Nord Italia. In discussione il Masterplan, il piano di espansione di Malpensa e i tanti problemi ad esso collegati, in primis , dopo l’addio di Alitalia e di Lufthansa Italia, lo sviluppo del traffico aereo con la realizzazione della terza pista e la relativa “valutazione d’impatto ambientale”. Un progetto che disegna il futuro dell’aeroporto per Expo 2015, ipotizzando per il 2030 una previsione di transito di quasi 50 milioni di passeggeri. Oltre il doppio di quelli attuali. Questione di rilevante portata socio-economica che fa di Malpensa, nell’attuale fase di stagnazione, il simbolo della volontà di rinascita economica di un intero territorio. A una condizione, l’ha precisata il Sindaco di Gallarate, Edoardo Guenzani: “E’ necessario legare la necessità di progresso con la tutela della qualità della vita di ogni cittadino”. (nov. 2011)...
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